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Ankón
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top
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Ancon dorica civitas fidei

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(Motto della città di Ancona)

mwdqAnkón (mwdgtrascrizione dal mwdwgreco antico mweaἈγκών) è il nome di mweqAncona durante la sua fase di città greca, che si svolse nel IV, nel III e nel II secolo a.C.

Fondata nel mwew387 a.C.cite-ref-c-1-0[N 1] ad opera di greci mwgasiracusani, e dunque di mwgqstirpe dorica, fu una delle mwggmwgwpoleis più settentrionali della mwhacolonizzazione greca in Occidente ed una delle più isolate rispetto alle altre colonie grechecite-ref-2[N 2]

I siracusani fondarono la colonia potenziando un mwigemporio greco-piceno preesistente, che si pensa fosse già chiamato Ankón (mwiwἈγκών); il toponimo sarebbe quindi la prima testimonianza degli intensi rapporti tra la Grecia ed Anconacite-ref-d-3-0[1]. Con la fondazione siracusana l'emporio divenne una città di lingua, cultura ed aspetto greci, e tale rimase per tre secoli, anche quando entrò nell'orbita dello mwkaStato romano e ne diventò parte integrante.

Ankón, attraverso il suo porto, mantenne rapporti intensi con i principali centri del Mediterraneo orientale, come provano le testimonianze archeologiche, numerose e significative specialmente per l'mwkgetà ellenistica.

Tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C. fu gradatamente assorbita nello mwlaStato romano, pur rimanendo per alcuni decenni un'mwlqisola linguistica e culturale greca, per quanto permeata dalla cultura italica circostantecite-ref-4[2]. Una delle più importanti caratteristiche di questa mwmgpolis è anzi il suo persistente attaccamento al carattere greco e la sua resistenza culturale alla mwmwromanizzazionecite-ref-e-5-0[3].

Gli abitanti di Ankón si chiamavano mwoqἈγκωνῖται (mwogAncōnîtai)cite-ref-6[N 3].

Contents

Templi
Mura
Teatro
Moneta
Note

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Prima dei Siracusani

Contatti con la civiltà micenea

(greco antico)

«Μετὰ δὲ Σαυνίτας ἔθνος ἐστὶν Ὀμβρικοὶ, καὶ πόλις ἐν αὐτῷ Ἀγκών ἐστι. Τοῦτο δὲ τὸ ἔθνος τιμᾷ Διομήδην, εὐεργετηθὲν ὑπ' αὐτοῦ καὶ ἱερόν ἐστιv αὐτοῦ.»

(italiano)

«Dopo i Sanniti c'è il popolo degli Umbri, presso i quali si trova la città di Ancona. Questo popolo venera Diomede come proprio benefattore, e c'è un tempio in suo onore


(Pseudo Scilace, Periplo, capitolo 16)

La citazione dello mwuqPseudo Scilacecite-ref-9[N 5] sopra riportata è tratta dal più antico mwvgportolano del Mediterraneo conservatosi, ed è la prima testimonianza scritta su Ancona. Essa attesta l'esistenza nel territorio degli mwvwUmbri (che qui significa "mwwaItalici")cite-ref-10[N 6] di una mwxqpolis chiamata con il nome greco di mwxgἈγκών (mwxwAnkṓn, ossia "gomito"), dove era praticato il culto dell'eroe greco mwyaDiomede.

Questo è ciò che testimonia l'unica fonte scritta riferibile al periodo precedente la fondazione siracusana; dato che tale informazione è raffrontabile con testimonianze archeologiche, essa acquista più valore. La frequentazione greca prima della fondazione siracusana è infatti suffragata da importanti ritrovamenti archeologici avvenuti sul Montagnolocite-ref-11[5]cite-ref-f-12-0[6], colle che si trova in posizione dominante sul mwaggolfo di Ancona e le cui pendici orientali sono attualmente occupate dai rioni periferici di mwawPosatora e del mwbaPinocchio; la cima è invece fuori dal centro abitato.

Entrando nel dettaglio, sul Montagnolo, nell'estate del 1982, in seguito a ritrovamenti archeologici sporadici, la Soprintendenza decise di eseguire alcuni saggi di scavo, che portarono al ritrovamento di due frammenti di ceramica mwbgmicenea, insieme a testimonianze di un abitato dell'mwbwEtà del Bronzo, del periodo medio e finale, ossia dal 1600 al 1000 a.C., soprattutto vasi in terracotta con decorazione tipica della mwcaCultura appenninicacite-ref-f-12-1[6].

Uno dei frammenti micenei è dipinto con il simbolo universale della spirale, tipico della mwewcultura minoica e poi di quella micenea. Il suo significato, affine a quello del mwfalabirinto e della mwfqtriscele, è legato al percorso del Sole, al fuoco, all'aria che turbina, all'energia e all'evoluzionecite-ref-13[7].

Il ritrovamento di reperti micenei è inusuale nelle regioni adriatiche, ed è tipico solo di un numero limitato di altri siti, come mostra la carta a fianco; la loro localizzazione è utilizzata per ricostruire i percorsi delle antiche rotte adriatiche micenee.

Tornando al culto di Diomede citato dallo Pseudo Scilace, è interessante notare che, oltre che ad Ancona, esso è testimoniato in altre località adriatiche, anch'esse mostrate nella mappa a fianco. Numerosi autori ritengono rilevante una certa corrispondenza che esiste tra la distribuzione dei siti dei ritrovamenti micenei e quella dei luoghi di culto di Diomede, come nel caso di Ancona; a loro giudizio, ciò dimostrerebbe che tale culto sarebbe stato diffuso proprio dai navigatori provenienti dalla Grecia, in un'epoca di poco più tarda rispetto alla mwhaGuerra di Troia, ossia intorno al XIII secolo a.C., al tempo della diaspora micenea (mwhqtardo elladico)cite-ref-g-14-0[8].

In base ai ritrovamenti archeologici del Montagnolo, si può dire quindi che le popolazioni mwiwgreche conoscevano e frequentavano il mwjaporto naturale di Ancona circa nove secoli prima della fondazione della città, tra il XIII e il XII secolo a.C.cite-ref-15[9], e che furono essi ad introdurre nella zona di Ancona, dove esisteva già un villaggio, il culto dell'eroe greco Diomede, ricordato nel mwkqmwkgPeriplo di Scilace.

Il culto di Diomede potrebbe poi essere stato rivitalizzato in occasione dell'arrivo dei siracusani che fondarono la città nel IV secolo avanti Cristo. Il tiranno siracusano mwlaDionisio il Grande, infatti, avrebbe valorizzato l'antico culto greco dell'eroe argivo per giustificare culturalmente la propria azione colonizzatrice di fronte alle popolazioni autoctone dell'Adriaticocite-ref-g-14-1[8]. Lo stesso fenomeno si sarebbe verificato in tutte le aree adriatiche interessate dalla politica di Dionisio il Grande e di suo figlio, mwmqDionisio IIcite-ref-h-16-0[10].

Posizione strategica del porto naturale

Plinio il Vecchio e la fondazione sicula di Ancona

L'affermazione di Plinio il Vecchio Ab iisdem [Siculis] colonia Anconacite-ref-18[12], in cui si dice Ancona fu fondata dai Siculi, è stata in passato ritenuta una conferma del passo di Strabone che ci informa sull'origine greco-siracusana di Ancona, partendo dall'erronea equivalenza tra "Siculi" e "Siracusani".

Quest'interpretazione è però stata confutata già nel 1794 da Agostino Peruzzi, semplicemente facendo notare che Plinio afferma poco più avanti (Naturalis historia, III, 112) che tutta la costa da Ancona a Rimini ebbe come più antichi abitanti Siculi e Liburni. Essendo palesemente impossibile che Plinio avesse voluto sostenere che i Siracusani fossero stanziati in epoca storica nelle coste del medio Adriatico, per di più insieme ai Liburni, con ogni probabilità il termine pliniano "Siculi" si riferisce più correttamente alle genti che si stanziarono nelle attuali Marche intorno al II millennio a.C.

In effetti, la fondazione di Ankón avvenne su un preesistente centro, la cui fase di cultura protovillanoviana alcuni identificano con la fondazione sicula riferita da Pliniocite-ref-19[13].

Per capire perché i Greci, dall'età micenea in poi, frequentassero il porto di Ancona, si deve ricordare che i popoli antichi praticavano la navigazione di mwtgcabotaggio ed affrontavano il mare aperto solo quando non era possibile fare altrimenti, scegliendo in questo caso le rotte più brevi e con punti di riferimento sicuri, come dei mwtwpromontori. Le rotte di cabotaggio erano stabilite in base alla necessità di potersi riparare, durante la notte o in caso di burrasca, in porti o insenature naturali localizzati a circa un giorno di navigazione l'uno dall'altrocite-ref-20[14]. I Greci percorrevano due rotte per risalire l'Adriatico, diretti ai fiorenti mercati della Pianura Padana. La rotta orientale correva lungo le coste dalmate, ricche di ripari naturali per le navi, sino all'odierna città di mwvaZara, per poi proseguire verso nord oppure attraversare il mare puntando verso il promontorio del mwvqCònero e dirigersi infine verso l'Adriatico settentrionale, utilizzando come ripari le foci dei fiumi, sino a giungere nell'area del mwvgdelta del Pocite-ref-21[15]. La rotta occidentale, lungo le coste italiane, era utilizzata principalmente dai navigatori provenienti dalla mwwwMagna Grecia.

L'area del mwxqpromontorio del Cònero, e quindi Ancona, era il punto di congiunzione tra le due rottecite-ref-22[16]. In corrispondenza del Cònero, l'attraversamento dell'Adriatico risultava più breve perché il promontorio si protende verso la costa dalmata; inoltre, svolgeva efficacemente la funzione di traguardo visivo per i navigatori provenienti da est. Anche nella rotta di ritorno, inoltre, si poteva contare su un buon traguardo visivo: il mwygmonte Drago, sui mwywmonti Velèbiti. A questa rotta corrispondeva, dunque, una lunghezza minima del tratto di mare privo della visibilità della costa. Inoltre il promontorio offriva, in corrispondenza della futura Ancona, un riparo per le navi in una pozione intermedia tra le bocche del Po e mwzaBrindisi, lungo l'importuosa costa adriatica occidentale.

È interessante notare che lo stesso nome mwzgCònero deriva dal mwzwgreco e precisamente dal termine mw0aκόμαρος (mw0qkómaros), che significa "corbezzolo". Il Cònero quindi è etimologicamente il "monte dei corbezzoli"cite-ref-23[17]; il mw1gcorbezzolo è infatti un albero mediterraneo molto diffuso nei boschi del Cònero e che produce caratteristici frutti rossi localmente molto apprezzati e anticamente legati al culto del dio mw1wDionisocite-ref-24[18].

Un emporio greco-piceno

Prima della fondazione siracusana, il promontorio di Ancona era già abitato da secoli: nell'mw3gEtà del Bronzo antico esisteva un villaggio nell'area dell'attuale Campo della Mostra (Piazza Malatesta). Un altro villaggio dell'Età del Bronzo (periodo medio e finale) si trovava sul colle del Montagnolo: si tratta del sito citato nella sezione mw3wmw4aContatti con la civiltà micenea, che ha restituito appunto i frammenti di ceramica micenea.

Un terzo centro abitato dell'Età del Bronzo (periodo finale), infine, si trovava sul mw4gMonte Cappuccini ed era di mw4wcultura protovillanoviana. Il villaggio protovillanoviano, poi, continuò a svilupparsi sino all'mw5aEtà del Ferro, diventando un centro mw5qpiceno, il cui porto era frequentato dai navigatori grecicite-ref-25[19]. La frequentazione è provata dalla ceramica greca ritrovata tra i resti dell'abitato piceno, datati al VI secolo, dunque molto prima della fondazione della coloniacite-ref-26[N 7].

Quando arrivarono i Siracusani, Ancona era dunque già da tempo un mw7wemporio marittimo greco-piceno; era costituito da magazzini, strutture portuali e da una serie di edifici abitati da greci che conservavano le proprie tradizioni e, pur non avendo la sovranità del territorio, vivevano in piena autonomia. Gli abitanti autoctoni, dal canto loro, facevano da tramite tra i greci e i mercati dell'entroterra, dove infatti si ritrovano manufatti grecicite-ref-27[20].

L'importanza dell'emporio anconitano era dovuta anche al fatto che esso era uno dei terminali della mw9qvia dell'ambra, che partiva dal mw9gmar Baltico, e di quella dello mw9wstagno, che iniziava dalla Cornovaglia e dalla Germania. Attraverso gli empori di Ankón e di mw-aNumana i Greci si rifornivano anche di grano, ed esportavano olio, vino e, dal VII secolo a.C., manufatti del loro artigianato artistico, come mostrano i ritrovamenti nell'area picena, specie gli oggetti in bronzo e le ceramiche. La ricezione culturale delle forme greche attraverso i due empori del Cònero influenzò profondamente l'artigianato piceno: si spiega così il mw-qperiodo orientalizzante di questo popolo e poi la sua massiccia importazione di ceramica atticacite-ref-28[21].

I navigatori che frequentavano gli empori adriatici e quindi utilizzavano l'emporio anconitano provenivano da:

• mwaqeRodi (IX - VIII sec. a.C.) - i navigatori rodii effettuavano la navigazione di cabotaggio sulla costa occidentale, a partire da mwaqiElpie, senza attraversare l'Adriatico;
• mwaqqFocea (II metà del VII sec. a.C.) - i navigatori focesi furono coloro che aprirono la rotta di attraversamento dell'Adriatico all'altezza del Cònero;
• mwaqyCorinto e mwaqcKorkyra (VI sec. a.C.) - i corinzi e i corciresi contribuirono alla diffusione in Adriatico dei culti di Diomede (già introdotto dai Micenei) e di mwaqgAfrodite (di probabile origine mwaqkcnidia)cite-ref-29[22] e in questo mare fondarono le colonie di mwaq4Dyrrachion/Epidamnos ed mwaq8Apollonia;
• mwareEgina (II metà del VI sec. a.C.);
• mwarmAtene (II metà del VI e tutto il V secolo a.C.).

Dopo la mwarupace di Antalcida (386 a.C.), che siglò la fine della mwaryGuerra di Corinto, il commercio ateniese in Adriatico declinò però rapidamente. I mwarcSiracusani si avvantaggiarono di questa crisi e, dal IV secolo a.C., furono soprattutto loro a frequentare le coste adriatiche, fino a fondarvi diverse colonie, tra cui Ankóncite-ref-30[23].

Il toponimo Ankón

La citazione dello Pseudo Scilace sopra riportata testimonia, secondo vari autoricite-ref-d-3-1[1] l'uso del toponimo greco mwascAnkón già in epoca precedente la fondazione siracusana. Questo termine greco deriva dalla mwasgradice linguistica mwaskindoeuropea mwasoaṅk, che contiene l'idea di "angolo", "gomito", "curvatura del braccio", "punto di articolazione", "punto di piegatura"cite-ref-31[N 8]cite-ref-32[24] e fa riferimento alla posizione geografica di Ancona; la città sorge, infatti, su un promontorio roccioso a forma di angolo, simile un braccio piegato a gomito, che divide la porzione centrale della costa adriatica italiana in due tratti, l'uno orientato da nord-ovest a sud-est e l'altro da nord-nord-ovest a sud-sud-est.

Questo gomito di roccia è l'ultima propaggine settentrionale del mwatqpromontorio del Conero e protegge dal moto ondoso un ampio porto naturale, oggi unico nell'Adriatico tra la Laguna Veneta e i porti pugliesi. In età antica il porto di Ancona era invece affiancato dal porto di mwatuNumana, sul versante meridionale del promontorio del Cònero. La protezione dalle onde e dai venti offerta da quello che sarebbe divenuto il porto di Ancora era stata notata dai navigatori greci e determinò l'antica frequentazione del luogo e la successiva fondazione della cittàcite-ref-a-33-0[25].

Alcuni autori latini testimoniano che in epoca romana si aveva ancora coscienza dell'etimologia greca della parola, come risulta da mwatsPomponio Mela e da mwatwPlinio il Vecchio, entrambi del I sec. d.C:

(latino)

«Et illa in angusto illorum duorum promunturiorum ex diverso coeuntium inflexi cubiti imagine sedens et ideo a Grais dicta Ancon, inter Gallicas Italicasque gentes quasi terminus interest.»

(italiano)

«E quella città, che giace nello stretto spazio di due promontori che si uniscono da direzioni diverse in forma di gomito piegato ed è perciò detta dai Greci Ancon, si frappone come un confine tra le genti galliche e italiche.»

(Pomponio Mela, De chorographia, II, 4, 64cite-ref-34[26])

(latino)

«Ab iisdem [Siculis] colonia Ancona, adposita promontorio Cunero in ipso flectentis se orae cubito»

(italiano)

«Dagli stessi [Siculi] fu fondata la colonia di Ancona, che si trova sul promontorio del Cònero, proprio dove la costa si piega a gomito

»

(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 13, 111)

Andando avanti nella linea del tempo, anche nel mwaugMedioevo l'etimologia greca di Ankón era notoria, come risulta da mwaukProcopio di Cesarea nella sua opera mwauomwausLa guerra gotica, scritta nel VI secolo d.C.:

(greco antico)

«Ὁ δὲ Ἀγκὼν οὗτος πέτρα τίς ἐστιν ἐγγώνιος, ἀφ' οὗ καὶ τὴν προσεγορίαν εἴληφε ταύτην· ἀγκῶνι γὰρ ἐπὶ πλεῖστον ἐμφερής ἐστιν.»

(italiano)

«Questa Ancona (Ἀγκὼν) è una roccia fatta ad angolo, e da ciò deriva la sua denominazione: è infatti molto simile ad un gomito (ἀγκὼν).»

(Procopio, La guerra gotica, II, 13, 6)

La fondazione siracusana

(greco antico)

«Πόλεις δ' Ἀγκὼν μὲν Ἑλληνὶς, Συρακουσίων κτίσμα τῶν φυγόντων τὴν Διονυσίου τυραννίδα· κεῖται δ' ἐπ' ἄκρας μὲν λιμένα ἐμπεριλαμβανούσης τῇ πρὸς τὰς ἄρκτους ἐπιστροφῇ, σφόδρα δ' εὔοινός ἐστι καὶ εὐπυροφόρος.»

(italiano)

«Tra le città c'è la greca Ancona, fondazione dei siracusani che fuggivano la tirannide di Dionisio; sta su un'altura che circonda il porto da nord, produce vino e grano di buona qualità e in abbondanza.»

(Strabone, Geografia, V, 4, 2)

Come è testimoniato dal passo di Strabone sopra citato, la definitiva grecizzazione del luogo risale al mwavyIV secolo a.C. Nel mwavc387 a.C.cite-ref-c-1-1[N 1], infatti, un gruppo di greci provenienti da mwavwSiracusa, esuli dalla tirannide di mwav0Dionisio I, sbarcarono ad Ancona e vi fondarono una propria mwav4colonia. La fondazione di Ancona rientrava nel piano di Dionisio I di espandere l'influenza siracusana nell'Adriatico, e fu accompagnata dalla nascita di altre colonie greche nella sponda orientale di questo marecite-ref-36[27].

Come in tanti altri casi di fondazione (κτίσμα, mwawqktísma) di colonia , anche per Ancona i greci scelsero un luogo già da tempo da essi utilizzato ed attrezzato come scalo marittimo (mwawuemporion), descritto nella sezione mwawymwawcUn emporio greco-picenocite-ref-37[28]. Dionisio I, con la fondazione di Ankón e di altre colonie adriatiche, pose sotto il completo controllo siracusano le rotte verso l'alto Adriatico, descritte nella sezione mwawwmwaw0Posizione strategica del porto naturalecite-ref-38[29].

I fondatori di Ancona erano greci siracusani, e dunque discendenti dalla stirpe greca dei mwaxmDori: infatti Siracusa venne fondata dai Corinzi e mwaxqCorinto è una città greca doricacite-ref-an-39-0[30]. Dai dori siracusani Ancona prese l'appellativo di "mwaxkcittà dorica", che ancora oggi la contraddistingue.

La colonia di Ancona non faceva parte della mwaxsMagna Grecia (espressione corrispondente al greco antico Μεγάλη Ἑλλάς, Megálē Hellás), in quanto con questa espressione i Greci indicavano esclusivamente le zone grecizzate dell'Italia meridionale, escluse quelle siciliane (i cui abitanti erano detti "mwaxwSicelioti"), e i Romani anche quest'ultime.

Il mitico mwax4ecista di Ankón era considerato mwax8Diomede stesso, mwayaipostasi di Dionisio Icite-ref-40[31].

Un'esposizione (non completa) dei resti archeologici provenienti dalla mwayynecropoli e dalla zona archeologica del porto sono ammirabili nel mwaycmuseo di storia urbana, sito in mwaygPiazza del Plebiscito e nel mwaykMuseo archeologico nazionale (sezione greco-ellenistica).

I fondatori della città

Il passo citato sopra dello storico Strabone (che scrive tra il I sec. a.C. e il I d.C.) dice, tra l'altro: «Ancona è […] fondazione dei siracusani che fuggivano la tirannide di Dionisio». Gli storici moderni hanno cercato di capire chi fossero questi esuli siracusani ai quali si deve la fondazione di Ancona, e ciò ha fatto sorgere varie ipotesicite-ref-41[32].

Alcuni sostengono che la fondazione di Ancona sia stata opera dello stesso Dionisio I e che ciò faceva parte del suo piano di controllo delle rotte navali adriatiche: egli aveva infatti intenzione di approfittarsi della crisi del commercio ateniese in questo mare, seguita alla mwaaipace di Antalcida, e di raggiungere i ricchi mercati granari padani senza passare attraverso la mediazione mwaametrusca. Per fare ciò aveva stretto un'mwaaqalleanza con i galli stanziati sulle coste dell'alto Adriatico ed aveva fondato una serie di colonie nei punti strategici per la navigazionecite-ref-42[33]. L'Adriatico, per alcuni decenni, rimase così sotto completo controllo siracusano.

Questa ipotesi, però, non spiega perché Strabone abbia usato l'espressione «che fuggivano la tirannide di Dionisio» (mwaaoφυγόντων τὴν Διονυσίου τυραννίδα) riferendosi ai fondatori della città e quindi chi la sostiene nega la piena credibilità del passo strabonianocite-ref-k-43-0[34].

Altri studiosi invece portano alle estreme conseguenze l'espressione di Strabone «che fuggivano la tirannide», deducendo che Ancona sarebbe stata fondata senza alcuna influenza di Dionisio il Grande, da uomini che non approvavano la politica del tiranno e per questo motivo avevano lasciato la propria città per fondarne un'altra (Ancona). Questa ipotesi, però, è in contraddizione con la politica adottata da Dionisio I, che portò Siracusa a fondare nell'Adriatico le colonie elencate sopra: senza il porto di Ancona, il controllo delle rotte navali in questo mare non sarebbe stato attuabilecite-ref-k-43-1[34].

Altri storici, infine, pensano che le due ipotesi non siano in contraddizione: è noto che spesso uno dei motivi della fondazione di una colonia greca è la necessità di liberarsi di uomini indesiderati nella madrepatria, inviandoli a fondare città che poi rimanevano legate economicamente e culturalmente alla mwabumetropoli d'origine. Dionisio stesso esiliò a mwabyTurii il fratello mwabcLeptine e in mwabgEpiro l'ammiraglio mwabkFilisto, quando essi iniziarono a manifestare dissenso contro la sua politica. Anche i trapianti etnici forzati erano una pratica esistente nell'ambito della colonizzazione greca; si può, tra gli altri, citare il caso di mwaboMessana (l'odierna mwabsMessina), rifondata dopo la distruzione cartaginese con uomini forzatamente esiliati da mwabwLocricite-ref-k-43-2[34].

Ancona, secondo questa ipotesi di sintesi, fu fondata per un preciso disegno di Dionisio il Grande, che vi inviò un certo numero di mwacidissidenti politici, liberandosi così della loro scomoda presenza nella madrepatria, ma legandoli nello stesso tempo indissolubilmente a sé, dato che la nuova mwacmpolis avrebbe potuto prosperare solo grazie ai contatti con la metropoli. Nello stesso tempo, il tiranno di Siracusa metteva un altro tassello nella sua politica egemonica delle rotte adriatichecite-ref-k-43-3[34]cite-ref-u-44-0[35].

C'è anche chi prova ad ipotizzare la natura del dissenso politico dei fondatori di Ankón: forse essi erano i fuoriusciti di Siracusa che avevano riparato in varie mwac0poleis della Magna Grecia e che, dopo la mwac4battaglia dell'Elleporo, furono riconsegnati al tiranno e da questi esiliati nella nuova coloniacite-ref-k-43-4[34]. Altri ipotizzano invece che la natura del dissenso dei fondatori di Ankón sia da ravvicinare a quella del fratello di Dionisio Leptine e del suo ammiraglio mwadmFilisto, esiliati perché non approvavano la politica aggressiva nei confronti delle mwadqpoleis della Magna Greciacite-ref-e-5-1[3].

Multietnicità

Gli studiosi ritengono che la comunità greca fosse solo una parte della popolazione della città, che conviveva con altre componenti etniche, in un contesto multiculturale che comprendeva anche i mwadsPiceni, che già vivevano nel luogo, e i mwadwGalli Sènoni, che negli stessi anni della fondazione di Ancona avevano occupato il nord delle attuali Marche. Questa idea deriva dalla documentazione archeologica: l'abitato greco e la sua necropoli (IV - I secolo a.C.) si sovrappongono ai corrispondenti livelli archeologici piceni (IX - IV secolo a.C.)cite-ref-l-45-0[36]; la componente gallica è invece provata dalla presenza nella zona di Ancona di tombe senoniche coeve alla fondazione della cittàcite-ref-b-46-0[37].

Nei secoli successivi alla fondazione, caratterizzati dalla romanizzazione dell'Italia centrale, si unirono anche altri mwaeyitalici ed elementi romani. Nella stessa città di Ancona, già nel 178 avanti Cristo, i Romani avevano ottenuto l'uso del porto per reprimere la pirateria illiricacite-ref-l-45-1[36].

La convivenza tra cultura greca e culture autoctone è d'altra parte una caratteristica della mwaewcolonizzazione greca d'Occidentecite-ref-47[38] ed Ancona non faceva eccezione, anzi questa caratteristica era favorita poiché la città risultava in una posizione geograficamente isolata dalle altre colonie greche.

L'acropoli e il porto

La tradizione mwafcstoriografica localizza la città greca nel cuore della città moderna: sul mwafgcolle Guasco, con l'mwafkacropoli che occupava la cima del colle; il dato trova corrispondenza nel ritrovamento dei resti di un tempio classico sotto il mwafoDuomocite-ref-m-48-0[39], anche se sulla natura di questo tempio, greco oppure italico, esiste un dibattito, esposto nella voce mwaf8mwagaTempio di Afrodite (Ancona). A favore della localizzazione sul colle Guasco è anche il rinvenimento di una strada mwagebasolata con resti di edifici (nella zona dell'mwagiAnfiteatro), il tutto successivo al periodo piceno e precedente all'età imperiale romana; è la più antica testimonianza della fase urbana della città, conosciuta altrimenti solo attraverso i ritrovamenti della necropolicite-ref-abitato-49-0[40]. È riferibile quindi al periodo greco.

Un'ipotesi alternativa localizza invece l'abitato greco e la sua acropoli sul colle del Montagnolo, come proverebbero testimonianze là ritrovate. Infatti, gli scavi parziali condotti sul colle hanno provato l'esistenza di un abitato che ha restituito numerosi reperti risalenti proprio al IV secolo a.C. e dunque al periodo corrispondente alla fondazione siracusana; anche in questa zona è stato rinvenuto un tratto di strada basolata. Diversi archeologi auspicano la ripresa degli scavicite-ref-50[41].

In attesa di più approfondite ricerche (l'abitato ritrovato al Montagnolo è stato solo individuato ed è ancora ineditocite-ref-f-12-2[6]), la maggior parte degli studiosi propende ancora per la localizzazione tradizionale, ossia quella sul colle Guascocite-ref-m-48-1[39].

Il porto greco della città corrisponde all'area compresa tra l'attuale molo traianeo e l'attuale mwahyLazzaretto, come concordano gli studiosi modernicite-ref-51[42], anche se la tradizione storiograficacite-ref-52[43] localizzava il porto greco più a nord, nell'area attualmente occupata dai mwah8Cantieri navali.

I rapporti con i Galli Sènoni e con i Piceni

Nel 391 a.C. e dunque pochi anni prima della fondazione della colonia di Ankón, il settore settentrionale delle mwaiwMarche ed anche alcuni territori più a sud furono occupati dai mwai0Sènonicite-ref-53[44], popolazione gallica proveniente dalla provincia francese dello mwajiChampagne. I mwajmPiceni, che prima del loro arrivo vivevano in tutto il territorio che oggi indichiamo come marchigiano, si trovarono quindi a convivere con culture diverse, che influirono profondamente sul loro modo di vivere, tanto che gli archeologi parlano di una nuova fase della civiltà picena: la "mwajqPiceno VI", l'ultima di questo mwajupopolo italico prima della sua mwajyromanizzazionecite-ref-54[45]. Questa fase della civiltà picena è contraddistinta archeologicamente dalla ceramica alto-adriatica, derivante per le forme dalla mwajsceramica attica, ma con figure tendenti all'astrattismo, che ricordano singolarmente certe forme di arte moderna. Nello stesso tempo, anche l'originaria cultura celtica dei Sènoni, a contatto con Piceni e Greci, subì un'evoluzione, dissolvendosi in una koiné celto-greco-italica, dove l'elemento celtico rimase immutato solo per ciò che riguarda l'armamentocite-ref-n-55-0[46]cite-ref-56[47].

Ankón fu quindi un centro in cui convissero la cultura gallica, picena e greca, che si influenzarono reciprocamente e in alcuni casi si fuserocite-ref-n-55-1[46]; lo stesso villaggio piceno di Ancona sembra sia stato assorbito dall'insediamento grecocite-ref-l-45-2[36]cite-ref-abitato-49-1[40].

La greca Ancona fu uno dei principali mercati di mwalimercenari gallici, che si recavano in città per procurarsi ingaggi; i rapporti intensi tra Ancona e i Galli sono testimoniati dai ritrovamenti nella zona di mwalmspade lateniane in ferro con i loro foderi, quasi tutte ritualmente piegate, e di altri oggetti celticicite-ref-b-46-1[37]. Dionisio il Grande aveva stipulato un mwalgpatto di alleanza con i Galli, e diversi studiosi pensano che fu proprio ad Ancona che egli reclutasse mercenari sènoni, per poi utilizzarli nel corso delle sue azioni militari, in Grecia e in Italia meridionalecite-ref-57[48].

Secondo una fonte anticacite-ref-58[49], alla quale la critica storiografica non ha mai dato creditocite-ref-59[50], Ancona sarebbe stata fondata dai Galli Sènoni reduci dal mwamysacco di Roma:

(latino)

«Galli Senones ab urbe Romana revertentes condiderunt secus mare civitatem vocantes Anchonam, velut 'hanc unam'»

(italiano)

«I Galli Senoni, ritornando da Roma, fondarono lungo il mare una città che chiamarono Ancona, come a dire 'quest'unica'»

(Anecdota Helvetica, p. 187cite-ref-60[51])

Alla luce dei rapporti di alleanza tra Siracusa e i Galli, però, gli studi più moderni danno un'altra interpretazione alla frase: il tiranno Dionisio avrebbe favorito uno stanziamento gallico nell'agro anconitano (è noto che i Galli preferivano dimorare fuori dalle città, dispersi in villaggi). Da altra fontecite-ref-61[52] sappiamo che lo stesso fenomeno si era verificato anche ad Adriacite-ref-62[53].

L'epiteto "Ancon Dorica"

L'epiteto di "Ancon Dorica" caratterizza da secoli la città e deriva chiaramente dall'origine greco-siracusana di Ancona, come chiarito sopracite-ref-an-39-1[30]. L'aggettivo "dorico" è usato comunemente come sinonimo di "anconitano" ed Ancona stessa, a livello sia colto, sia popolare, è indicata come "la città dorica"cite-ref-63[54]. Conferma del profondo legame tra Ancona e l'aggettivo "dorico" è il cartiglio dello stemma della città, in cui compare il motto latino mwaoqAncon Dorica civitas fidei. Il significato dell'intero motto mwaouAncon Dorica civitas fidei, "Ancona dorica città della fede", celebra l'antichità della città e la sua lealtà e fedeltà alla parola data, storicamente intesacite-ref-64[55].

Già dal XV secolo, i cittadini della mwaosRepubblica di Ancona scelsero come proprio motto mwaowAncon Dorica civitas fidei, coscienti delle origini greche della città. Sulle maniche degli scribi comunali, inoltre, era ricamato un braccio piegato al gomito, in riferimento all'etimologia del nome Ankón/Anconacite-ref-65[56].

La ricerca storica ha cercato di risalire all'origine dell'espressione "Ancon Dorica", pervenendo alla conclusione che risale al I-II secolo d.C. Il passo più antico in cui essa è attestata è infatti quello di mwapiGiovenale (mwapmmwapqSatire, 4, 40), che narra di una pesca prodigiosa avvenuta al tempo di mwapuDomiziano nel mare «mwapyante domum Veneris, quam Dorica sustinet Ancon», "davanti al tempio di Venere, che la dorica Ancona innalza". Si pensa, però, che la fortuna del passo di Giovenale non possa essere il solo motivo dell'affermazione dell'aggettivo "dorica" riferito ad Ancona; l'ipotesi più probabile è dunque che Giovenale stesso riprenda un'usanza già affermatasi nella cultura romana e poi tramandatesi nei secoli successivi, sino agli scrittori dell'mwapcUmanesimo, che la registrarono definitivamentecite-ref-66[57].

Storia successiva alla fondazione

Dopo il declino della politica adriatica siracusana

L'ipotesi del rapido declino di Ankón

Alcuni studi antecedenti gli anni novanta del Novecento ipotizzavano una vita breve della colonia greca di Ankón: basandosi sui dati archeologici, allora scarsi, si sosteneva che, con il tramonto della politica siracusana in Adriatico, seguita allo scoppio della mwaq8guerra civile di Siracusa (357 a.C.), fossero andate in rapido declino anche tutte le colonie siracusane su questo mare, compresa Ankón. Durante il periodo in cui a Siracusa fu al governo mwaraAgatocle (317 - 289 a.C.) ci fu una ripresa della politica siracusana in Adriatico, ma fu un fenomeno effimero. Secondo gli studi pubblicati prima degli anni novanta, dopo il IV secolo a.C. tutte le colonie adriatiche avrebbero subìto influssi sempre maggiori da parte dei popoli circostanti, sino a perdere il loro carattere di città grechecite-ref-68[59].

La prosperità in età ellenistica

Ad Ancona, la messe di ritrovamenti archeologici avvenuti a partire dal 1991 ha smentito l'ipotesi del rapido declino della colonia, provando che la grecità della città era ancora vivissima nel II e nel I secolo a.C., quando l'influenza romana nel territorio circostante, le attuali mwarcMarche, era ormai preponderante. Ancona era allora un'mwargisola linguistica e culturale greca, in cui convivevano anche elementi italicicite-ref-p-67-1[58].

Questo fenomeno, dall'inizio del III secolo a.C., non è più mediato da Siracusa, ma è attribuito alle fitte relazioni con altre città greche, mantenute vive grazie alle attività di navigazionecite-ref-p-67-2[58]. Nel periodo ellenistico, le rotte di navigazione anconitane legavano infatti la città, in modo intenso e sistematico, con i principali centri di cultura greca del Mediterraneo orientale, in particolar modo mwasiCorfù, mwasmDelo, mwasqRodi, mwasuBisanzio ed mwasyAlessandria d'Egitto, oltre che con le colonie della mwascMagna Grecia, specialmente mwasgTaranto ed mwaskEracleacite-ref-z-69-0[60]; da questi centri si importavano non solo beni di consumo, ma anche oggetti raffinati e preziosi, tipici ellenistici, prodotti peraltro anche da botteghe locali (si veda la sezione mwas4mwas8Gli oggetti di prestigio), di quantità e qualità tali da far spiccare Ancona nel quadro italiano dell'epocacite-ref-q-70-0[61]. La città in questo modo contribuì al processo culturale di ellenizzazione dell'Italia centrale e della stessa Romacite-ref-p-67-3[58].

Grazie alle intense relazioni marittime, l'ellenismo di Ankón rispecchiava e riecheggiava, a più di 4.000 chilometri di distanza, la cultura e il raffinato modo di vivere di Alessandria d'Egitto, metropoli tipicamente ellenistica; l'adesione alla cultura alessandrina continuò per due secoli, anche dopo l'assorbimento nella repubblica romana, sino ai primi anni dell'mwatkImperocite-ref-71[62].

Per capire il ruolo di Ancona nel contesto della civiltà ellenistica è rilevante considerare la presenza di una comunità di anconitani che viveva e lavorava nell'isola di Delo, allora uno degli empori di maggior importanzacite-ref-q-70-1[61]. Significativo, in tale contesto, è il fatto che nel I secolo a.C. l'mwaumAgorà degli Italici di Delo fu restaurata anche grazie al contributo di due mwauqancōnîtaicite-ref-72[63].

Il ruolo di primo piano esercitato da Ankón nei circuiti non solo commerciali, ma anche culturali della grecità del II secolo a.C. è testimoniato da un decreto mwauodelfico del 167 a.C., con il quale i Delfi concedono ad un mwausankōnítēscite-ref-73[N 10] le due cariche onorifiche della mwavamwaveproxenía e della mwavimwavmtheōrodokía. In quanto mwavqpróxenos, l'anconitano oggetto del decreto doveva tutelare i propri concittadini presenti a Delfi ed aveva il diritto di interrogare l'mwavuoracolo per essi. In quanto mwavytheōrodókos, invece, aveva l'onore di ospitare nella propria città il mwavcmwavgtheōrós di Delfi che annunciava le mwavkFeste Soteriecite-ref-74[64] e i mwav4Giochi Pitici, che erano mwav8panellenici, invitando i cittadini anconitani a parteciparvicite-ref-75[65].

Il passaggio tra la civiltà greca e quella romana avvenne quindi in maniera graduale, senza eventi traumatici, con una serie di tappe che, nel corso del II secolo a.C., portarono dapprima ad una situazione di bilinguismo e di cultura mista ellenistico-romana, e poi ad una completa romanizzazione, ma solo in età imperiale. In generale si può quindi dire che, a causa della presenza greca, la romanizzazione di Ancona fu molto più lenta rispetto a quella del resto della regione. Il passo di Giovenale riportato sopra, in cui Ancona è chiamata "dorica", testimonia, d'altra parte, che ancora nel I secolo d.C. si aveva coscienza della grecità di Ancona, il cui stesso nome latino, grammaticalmente, si declinava in alcuni mwawucasi come in mwawygreco, appartenendo al gruppo dei mwawcnomi greci della terza declinazione.

Durante la romanizzazione del Piceno (III secolo a.C.)

Si riassume la posizione di Ancona durante la progressiva romanizzazione del Piceno, attraverso un elenco di tappe fondamentali.

• mwaxs299 a.C.: viene siglato un patto tra mwaxwPiceni e Romanicite-ref-76[66], premessa per l'alleanza piceno-romana durante la mwayeTerza guerra sannitica. Sembra che Ancona non avesse partecipato a questa alleanza, dato che ciò non è citato dagli antichi autori; il fatto segna comunque l'inizio della pesante influenza romana nel Piceno. Nonostante l'assenza di fonti in merito, alcuni studiosi ipotizzano che Ancona sia diventata a partire da questo momento una mwayimwaymcivitas foederata (città federata), ossia una città libera ed alleata dello Stato romanocite-ref-r-77-0[67]. Le città federate erano legate alla Repubblica Romana da uno specifico trattato di alleanza perpetua (mwaygfoedus), rimanendo formalmente indipendenti. I cittadini di queste città godevano cionondimeno di certi diritti secondo la legge romana, riguardanti il commercio e il conio di monete proprie. Molte mwaykpoleis greche avevano questo status, in riconoscimento della loro lunga storia e tradizionecite-ref-78[68].
• mway8295 a.C.: i Romani ottengono la vittoria della mwazaBattaglia del Sentino. Come diretta conseguenza della vittoria, l'mwazeAger Gallicus Picenus, ossia il nord delle attuali Marche, viene sottratto ai mwaziGalli Senoni; in questo territorio, attorno al mwazm284 a.C.cite-ref-79[N 11], viene fondata la colonia romana di mwazgSena Gallica (mwazkSenigallia): è l'inizio dell'occupazione romana del territorio piceno. Anche in questo caso, come nel precedente, gli antichi autori tacciono su Ancona, che quindi, molto probabilmente, non partecipò alla battaglia, alla fine della quale si trova, comunque, in mezzo ad una regione in cui l'influenza romana era sempre più determinante. Secondo alcuni autori, sarebbe da questo momento che la greca Ancona avrebbe assunto lo status di mwazocivitas foederata dei Romanicite-ref-r-77-1[67].
• mwa0a269-mwa0e268 a.C.: i Piceni hanno ormai compreso che la potenza romana rischiava di schiacciare la loro libertà e affrontano i Romani durante la mwa0iguerra picentina, che vede la vittoria romana e la conseguente affermazione di Roma sul Piceno anche a livello territoriale; nel mwa0m247 a.C. viene fondata la colonia di mwa0qAesis (mwa0uJesi) e nel mwa0y264 a.C. mwa0cFirmum Picenum (mwa0gFermo). Ancona è sempre più circondata da territori dominati dai Romani; secondo alcuni autori è dalla fine della guerra picentina che Ancona avrebbe assunto lo status di città federata dei Romanicite-ref-r-77-2[67].
• mwa04232 a.C.: la mwa08lex Flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo ("Legge Flaminia sul territorio gallico e piceno da dividersi"), voluta da mwa1aGaio Flaminio Nepote, con la quale venivano assegnati lotti di terra da coltivare a coloni romani nel territorio gallico e piceno, per favorire una capillare e concreta presa di possesso di tale area da parte dei Romani. Il territorio di Ancona non è coinvolto, ma è ormai come un'isola di cultura greca circondata da centri romani.
• mwa1i218 - mwa1m202 a.C.: durante la mwa1qSeconda guerra punica, le città del Piceno sostengono i Romani contro i Cartaginesi, inviando numerosi soldaticite-ref-80[69]. Anche Ancona, con il probabile status di città alleata dei Romanicite-ref-r-77-3[67], invia truppe, durante la mwa10Battaglia di Canne. Ciò dimostra che le sorti di Roma e quelle delle città del Piceno, compresa Ancona, sono ormai legate indissolubilmente.

Una città greca multiculturale in una regione romanizzata (II e I secolo a.C.)

Si elencano le tre tappe fondamentali della progressiva romanizzazione della città, che nel giro di circa un secolo passa dallo status di "città federata" e dunque indipendente, a quello di municipio romano.

• mwa2i178 a.C.: nel periodo delle mwa2mGuerre illiriche, e precisamente nel corso della Seconda guerra istriana (178-177 a.C.), i Romani ottengono da Ancona la possibilità di usare il porto come base per il controllo del mwa2qmare Adriatico, allo scopo di reprimere l'attivissima pirateria illirica: a tal fine non erano state risolutive né la vittoria ottenuta nella mwa2uPrima guerra illirica sugli mwa2yArdiei, che praticavano quest'attività, né la mwa2cSeconda guerra illirica, il cui trattato di pace era stato presto violato.

Una definitiva repressione della pirateria è ormai indispensabile per Roma e avrebbe giovato molto anche ai traffici marittimi della città di Ancona, che perciò concede l'uso del proprio porto. Si installano così nella città i mwa2oduumviri navali mwa2sCaio Furio, che controlla le coste da Ancona ad mwa2wAquileia, e mwa20Cornelio Dolabella, che controlla il tratto da Ancona a mwa24Tarantocite-ref-81[70].

Con la presenza dei duumviri e delle navi romane nel porto, la città greca di Ancona, pur mantenendo formalmente la sua indipendenza, entra nell'orbita romana, restando però ancora per lunghi decenni di mwa3ucultura greco-ellenistica, venata in modo sempre più massiccio di elementi romanizzanti.

• mwa3g133 a.C.: deduzione di una mwa3kcolonia romana di diritto latino nell'mwa3omwa3sager publicus anconitano, in seguito alla mwa3wmwa30Lex Sempronia Agraria, di mwa34Tiberio Sempronio Gracco, il grande riformatore politico che la sostiene con queste parole, riferite da mwa38Plutarco: mwa4a«diceva, parlando dei poveri, che le fiere che sono in Italia hanno pur le tane e ciascuna di esse ha il proprio giaciglio e il proprio rifugio; a coloro che combattono e muoiono per l'Italia non è concesso null'altro se non l'aria e la luce, e senza casa né ricovero, con i figli e le mogli sono costretti a vagabondare. [...] sono detti essere i padroni del mondo, ma non hanno di proprio una sola zolla di terra.».
• mwa4i90 a.C.: dopo la mwa4mGuerra sociale, Ancona viene eretta a mwa4qmunicipio: la romanizzazione è compiuta. Mentre il processo di romanizzazione della città progredisce, nello stesso tempo Roma conosce la cultura greca grazie alle sempre più intense relazioni con le mwa4ucolonie greche d'occidente; dopo la mwa4yBattaglia del Sentino, tra le città che fecero da tramite tra Roma e l'ellenismo, si può annoverare Ankón, definita dall'intellettualità romana come mwa4cDorica Anconcite-ref-82[71].

Tavola cronologica riassuntiva

Templi

Il tempio di Afrodite

(latino)

«incidit Adriaci spatium admirabile rhombi

ante domum Veneris, quam Dorica sustinet Ancon,

implevitque sinus»

(italiano)

«la prodigiosa mole di un rombo adriatico capitò

davanti al tempio di Venere, che la dorica Ancona innalza,

e riempì le reti»

(Giovenale, Satire, 4, 39-41)

(latino)

«Nunc, o caeruleo creata ponto,

quae sanctum Idalium Uriosque apertos

quaeque Ancona Gnidumque harundinosam

colis quaeque Amathunta quaeque Golgos

quaeque Durachium Hadriae tabernam,

[...]»

(italiano)

«Ora, o divina creatura del ceruleo mare

,

che la sacra Idalio e l'esposta Urio,

e Ancona e Cnido, ricca di canneti,

abiti, e Amatunte e Golgi

e Durazzo, taverna dell'Adriatico,

[...]»

(Catullo, Carmina, 36, 11-15)

Secondo la tradizione storiografica, che è basata sulle citazioni riportate sopra, i dori siracusani eressero ad Ancona un tempio dedicato ad mwa6wAfroditecite-ref-u-44-1[35], identificato con quello rappresentato nella mwa7escena 58 della Colonna Traianacite-ref-84[72].

In particolare, il carme 36 di Catullo, da cui è riportato il brano sopra, ci presenta, quasi come in un mwa7cinno cletico, i luoghi che fin dall'età arcaica furono sedi del culto di Venere (corrispondente alla dea greca Afrodite), diffusosi lungo le antiche rotte di navigazione dall'oriente verso l'occidente. Sono così citate dal poeta le città di mwa7gCnido, in mwa7kAsia Minore, di mwa7oIdalio, mwa7sGolgi ed mwa7wAmatunte, nell'isola di mwa70Cipro, ed infine di mwa74Urio, Ancona e mwa78Durazzo, sulle coste adriatichecite-ref-85[73]. Ancona rientra dunque tra le città mediterranee più note nell'antichità per il culto di Afrodite. È interessante notare che, nel testo latino del carme di Catullo, mwa8qAncona è un mwa8uaccusativo con desinenza greca: nel latino classico, e specialmente in poesiacite-ref-86[74], il nome della città è sentito come un termine greco e ciò ne influenza la declinazionecite-ref-87[N 13].

Il passo di Giovenale, invece, ci informa sulla localizzazione del tempio, dominante sul mare: in questo senso si deve intendere l'espressione "che la dorica Ancona innalza".

La tradizione storiografica ha avuto conferma dal ritrovamento, sotto al mwa9aDuomo, delle mwa9efondazioni dell'antico edificio, la cui pianta corrisponde a quella del transetto della chiesa attuale. Il tempio di Afrodite si trovava dunque esattamente nel vertice del gomito di roccia su cui sorge Ancona, sulla sommità di una collina che si affaccia sul porto da un lato e sul mare aperto dall'altro, dominando dall'alto anche tutta la città.

Le fondazioni del tempio sono costituite da blocchi di mwa9marenaria sovrapposti; quelle perimetrali compongono un rettangolo di metri 19 × 32, hanno una larghezza di metri 2,50 e sono conservate per un'altezza massima di circa 2 metri. Parallele ed interne a questo rettangolo, e con pianta a forma di mwa9qΠ (pi greco), sono rimaste tracce della fondazione della mwa9ucella.

Non tutti i blocchi di arenaria delle fondazioni si sono ritrovati; dove essi mancano, sono comunque rimaste le trincee in cui erano allocati, cosa che ha permesso di ricostruire tutto il sistema fondante del tempio e di formulare ipotesi ricostruttive del suo aspetto originario. Importante, a tal proposito, è la presenza di trincee di collegamento tra le fondazioni esterne e quelle interne, che ha consentito di risalire al numero delle colonne di ogni latocite-ref-t-88-0[75].

Le ipotesi ricostruttive

Secondo le ipotesi comunemente accettate, l'edificio sacro era un mwa98periptero mwa-aesastilo con l'ingresso rivolto verso sud-est, ossia verso la città e la strada di accesso all'acropolicite-ref-m-48-2[39]. Entrando in un maggior dettaglio, i vari studi convergono su tre interpretazioni:

1) tempio dorico esastilo (dunque con mwa-ycrepidine) periptero del IV secolo a.C.

2) tempio corinzio esastilo periptero del II secolo a.C.

3) tempio con due fasi costruttive, la prima in stile dorico, la seconda in stile corinzio.

Il tempio di Diomede

Secondo la tradizione storiografica, seguita anche da studiosi modernicite-ref-89[76], ad Ancona sorgeva in onore di mwa-cDiomede un tempio, o un mwa-gmwa-kheroon, edificio sacro che era dedicato ad mwa-oecisti ed mwa-seroi che dopo la morte diventavano motivo di unione per la comunità che erigeva il monumento. La tradizione storiografica ha origine dal passo sopra citato dello Pseudo Scilacecite-ref-90[N 14]. La tradizione storiografica, dunque, evidenzia i mwbaalegami tra Ancona e il mito di Diomede.

Gli storici moderni identificano il tempio con l'edificio raffigurato alla base del colle Guasco nella mwbaiscena 58 della Colonna Traianacite-ref-91[N 15]. L'edificio sacro sarebbe sorto quindi sulla riva del mare, nell'estrema propaggine settentrionale del promontorio su cui si trova la città, che poi, a causa dell'erosione marina, diventò lo scoglio di San Clemente, negli anni settanta del Novecento parzialmente inglobato nell'interramento dei mwbacCantieri navalicite-ref-92[77].

Se si vuole identificare il tempio di Diomede citato dallo Pseudo-Scilace con quello rappresentato nella mwba0Colonna Traiana, si deve anche dedurre che il culto dell'eroe greco sarebbe stato ancora vivo in epoca romana.

La tradizione antica non è accettata da alcuni studiosi, che esaminando la frase dello Pseudo Scilace notano che in essa si usa il termine mwba8ierón (ἱερόν), che non sempre significa tempio, ma può indicare anche un generico luogo "sacro" o di culto. Inoltre, tali studiosi ritengono che nella frase dello Pseudo Scilace non sia chiaro se il culto di Diomede sia proprio specificamente di Ancona, oppure, più genericamente, del popolo che abitava la regionecite-ref-93[78].

Secondo la tradizione, sulle rovine del tempio di Diomede sorse poi la chiesa paleocristiana di san Clemente, sullo scoglio a cui ha dato il nome. La chiesa resistette alle onde sino alla metà del sec. XVIcite-ref-94[79], e dopo il crollo diede origine alla mwbbkleggenda della campana sommersacite-ref-95[N 16].

Mura

La tradizione storiografica ha identificato in alcuni tratti di muri antichi in mwbcqopera quadrata, costituite in blocchi di mwbcuarenaria, i resti delle mura cittadine della città greca e della cinta della sua mwbcyacropoli; sono tutti situati nel mwbcccolle Guasco. I filari sono mwbcgpseudo-isodomi: i blocchi di pietra, giustapposti a secco, hanno dimensioni costanti nell'altezza (60mwbck cm), ma non nella larghezza; i blocchi hanno un trattamento a mwbcobugnato e sono collegati da grappe a coda di rondine.

Nel corso degli anni si è acceso un dibattito sulla datazione e sull'interpretazione di questi resti archeologici. Secondo alcuni studi, i tratti di mura sarebbero avanzi della cinta urbana del IV secolo a.C., e dunque della prima fase della colonia grecacite-ref-96[80]. Secondo altri studi, invece, i tratti risalirebbero invece all'mwbdaetà ellenistica e dunque alla fase finale della colonia greca, nel periodo della progressiva romanizzazionecite-ref-97[81]. Alcuni, infine, interpretano i tratti rimasti come mwbduterrazzamenti del colle Guasco; questa ipotesi non smentisce, peraltro, la precedente, in quanto tratti di mura cittadine costruiti su ripidi pendii sono necessariamente anche muri di contenimentocite-ref-98[82].

Alcuni autori ipotizzano, con una certa cautela, che l'antica Porta Cipriana, situata tra via Fanti e via Birarelli (vedi la mappa a fianco), possa ricordare nel nome un'antica porta della cinta greca, porta dedicata ad Afrodite, nel suo attributo di "mwbdscipria", oppure nella sua assimilazione con la dea picena mwbdwCupra. La strada che vi inizia, infatti, portava al mwbd0tempio di Afrodite. Ciò consentirebbe di ricostruire con un maggior dettaglio il perimetro delle muracite-ref-u-44-2[35]. È stato anche ipotizzato che la mwbeiPorta Pompae dell'mwbemAnfiteatro romano possa inglobare la preesistente porta di accesso all'acropolicite-ref-99[83].

Teatro

Non è conosciuta la localizzazione del mwbg8teatro greco, ma alcuni autori hanno formulato un'ipotesi: forse le mura in blocchi di arenaria presenti all'interno dellmwbha'mwbheambitus dell'mwbhiAnfiteatro romano sarebbero pertinenti ad un precedente teatro grecocite-ref-100[84]. In questo caso, il colle Guasco sarebbe stato simile ad altre aree sacre antiche in cui si vedeva la compresenza di tempio e di teatro, come nel mwbhcSantuario di Ercole Vincitore di mwbhgTivoli (II secolo a.C.) o a mwbhkDelfi (IV secolo a.C.). I Romani, in epoca successiva, avrebbero trasformato il teatro in mwbhoanfiteatrocite-ref-101[85].

Esiste un'altra ipotesi sulla localizzazione del teatro: essa suggerisce che l'edificio potesse essere situato nella zona del convento di mwbiaSan Francesco alle Scale, come proverebbe l'andamento semicircolare di via Fanticite-ref-a-33-1[25].

Moneta

La moneta bronzea greca di Ancona è la prima moneta mai emessa nella città dorica: ne esiste un unico tipo in almeno tre coniicite-ref-102[86], che reca le immagini descritte di seguito.

• Sul mwbjydritto è raffigurato il profilo di mwbjcAfrodite, rivolto verso destra; è coronata di mwbjgmirto, pianta sacra alla dea, ha i capelli raccolti in un nodo e porta gli orecchini; è presente la sigla "Σ". L'identificazione con Afrodite è fornita dai passi già citati di Catullo e di Giovenale, che testimoniano la presenza in città di un tempio dedicato alla dea, descritto nella vocemwbjkmwbjoTempio di Afrodite (Ancona). Il bordo è perlato.
• Sul mwbjwrovescio è presente un braccio destro nudo piegato a gomito, con la mano che stringe un ramoscello, forse di mirto, o di mwbj0palma; sotto il braccio si legge la scritta ΑΓΚΩΝ (mwbj4Ankōn) e sopra ad esso ci sono due stelle a otto raggicite-ref-103[N 17], interpretate come la mwbkmcostellazione dei Gemelli, ossia i mwbkqDioscuri, protettori dei naviganti. Nel complesso, il rovescio della moneta è analogo ad uno mwbkustemma parlante, dato che l'immagine del braccio richiama il nome della città e le due stelle dei Dioscuri ricordano la funzione protettiva del promontorio a forma di gomito nei confronti dei flutti marini. Anche il bordo del rovescio è perlato.

Quella di Ancona era la mwbkczecca greca più settentrionale dell'Adriatico. La datazione della prima emissione è dibattuta: a seconda degli autori varia tra la fine del IV a tutto il III secolo a.C. (prima del 290 - dopo il 290 - intorno al 215 a.C.cite-ref-104[87]); tutti concordano comunque nel pensare che l'emissione della moneta cessò con la romanizzazione della città e l'introduzione massiccia delle monete romane.

Vivo è il dibattito anche su questi temi: appartenenza al mwblusistema monetario greco o a quello mwblyromano repubblicano; interpretazione della sigla "Σ" come mwblcsigmacite-ref-105[88] o mwblwmi, a seconda del verso di lettura; significato di tale sigla; periodo di circolazione, breve e occasionale oppure lungo e costitutivo della città. La moneta di Ankón ha comunque caratteristiche prettamente greche, non solo, ovviamente, per la legenda, ma anche per lo stile, la profondità e il rilievo del conio, nonché per la simbologia. Le somiglianze con le coeve monete siracusane sono notevolissime. Inoltre è significativo il fatto che tale moneta è mwbl0coniata, e la tecnica del conio rappresenta un'eccezione nella monetazione del Picenum e delle zone limitrofe, in cui domina la mwbl4moneta fusa (mwbl8aes grave)cite-ref-106[89].

La moneta greca di Ankón è servita di modello per lo stemma della mwbmuprovincia di Ancona, nel quale il mirto e le due stelle sono sostituiti da un ramo di corbezzolo con due frutti, rappresentante il mwbmymonte Conero.

Interessanti come testimonianza dei rapporti tra la metropoli Syrakousai e la sua colonia Ankón sono due monete presenti nella collezione numismatica del mwbmgMuseo archeologico nazionale delle Marche, di provenienza anconitana. La prima è una mwbmkdracma siracusana, emessa circa nel 380 a.C. epoca della fondazione di Ancona e di mwbmoDionisio I. La seconda è un'mwbmsemilitra che reca sul rovescio un fulmine e la scritta mwbmwἈγαθοκλῆς (mwbm0Agathoklês), emessa nel periodo del mwbm4tiranno di Siracusa mwbm8Agatocle, che rivitalizzò la politica adriatica siracusana di Dionisio Icite-ref-107[90].

Culti religiosi

Ad Ankón erano vivi il culto di Afrodite, quello dei Dioscuri e quello di Diomede (per quest'ultimo si vedano i capitoli mwbnymwbncPrima dei Siracusani e mwbngmwbnkIl tempio di Diomede).

Afrodite

Il culto di Afrodite ad Ankón è attestato dai versi di Catullo (36, 13) e di Giovenale (4, 40), riportati nella sezionemwbnwmwbn0#Il tempio di Afrodite. Questa dea ha molteplici aspetti, rotanti intorno all'amore, alla bellezza, alla primavera e al mare; gli studiosi si sono quindi domandati secondo quale attributo sia stata venerata ad Ankón.

Secondo un'ipotesi che ha dominato la storiografia sino a tutto il Novecentocite-ref-108[91], seguita anche da alcuni studiosi modernicite-ref-109[92], Afrodite/Venere aveva nel tempio anconitano l'mwbocepiclesi o epiteto di "euplea" (Εὔπλοια, mwbogÉuploia), ossia di "dea della buona navigazione", protettrice dei naviganti. La tesi è basata soprattutto sul passo di Catullo, in un contesto in cui Venere appare una divinità prettamente marina e il tempio di Ancona è associato nello stesso verso a quello di Cnido: ebbene, mwbokAfrodite cnidia era chiamata dagli stessi Cnidi "euplea"cite-ref-110[93].

Secondo altri studiosi, che si basano sull'analisi dell'immagine del tempio che appare nella mwbo8scena 58 della Colonna Traiana, identificato con quello di Ancona, Venere aveva invece in questo edificio sacro l'attributo di mwbpaVenus genetrix, ossia di "Venere genitrice". Infatti, nella scena della colonna raffigurante Ancona, la statua della divinità, che solitamente era collocata nella cella, è esposta davanti al tempio e corrisponde alla tipologia dell'mwbpeAfrodite "Louvre-Napoli", rappresentazione, appunto, di Venere genitricecite-ref-111[94].

Dioscuri

La presenza nel rovescio della moneta greca di Ankón della costellazione dei Gemelli, e quindi dei mwbpwDioscuri, può essere fonte di informazione su un ulteriore culto praticato in cittàcite-ref-u-44-3[35]: quello dei gemelli figli di Zeus, mwbqeKástōr e mwbqiPolydéukēs, divinità benefiche e salvatrici, protettori dei naviganti nelle tempeste marine, sempre uniti nel compiere le loro gesta, che mai agivano senza prima consultarsicite-ref-112[95]. Ognuno di essi, poi, aveva una specificità: Kástōr era domatore di cavalli ed esperto di mwbqcscherma, Polydéukēs valente nel mwbqgpugilatocite-ref-113[96]. Potrebbe essere plausibile la tesi secondo cui il culto dei Dioscuri si riconduca al culto delle divinità mwbq0sicule dei gemelli mwbq4Palici, praticato anche dai mwbq8Sicelioti di mwbraSiracusa e da costoro portato ad Ankóncite-ref-114[97].

Rapporti tra i culti di Diomede, di Afrodite e dei Dioscuri

Nei luoghi adriatici frequentati dai Greci, i culti di Afrodite, di Diomede e, in parte, quello dei Dioscuri si intrecciano, e ciò avviene anche ad Anconacite-ref-g-14-2[8]cite-ref-115[98].

Due elementi sono indicativi a tal proposito: anzitutto, come risulta dai capitoli precedenti, il fatto che ad Ancona i due edifici sacri citati dagli autori antichi siano dedicati proprio alla dea mwbsaAfrodite e all'eroe mwbseDiomede; inoltre, la compresenza nella mwbsimoneta greca di Ancona delle stelle dei Dioscuri e del profilo di Afroditecite-ref-116[99].

Per quanto riguarda il rapporto tra Afrodite e Diomede, nel quinto libro dell'mwbs0Iliade, si narra di un violento diverbio tra la dea e l'eroe, che la ferisce sulla mano. Altre fonti, inoltre, narrano di come Afrodite poi si vendicò dell'offesa subita, inducendo la moglie dell'eroe all'adulterio, che egli scoprì quando tornò in patriacite-ref-117[100]. È ricordato poi il pentimento dell'eroe per il suo gesto di mwbtimwbtmhybris, durante le peregrinazioni in suolo italiano, e la successiva riconciliazione con la deacite-ref-118[101]. Ottenuto il perdono, Diomede diffuse l'mwbtgarte della navigazione e l'mwbtkaddomesticamento del cavallo sulle coste adriatiche, dove è ricordato anche come fondatore di cittàcite-ref-119[102]. La compresenza ad Ankón del tempio di Afrodite e di quello di Diomede è testimonianza di questo legame complesso tra la dea e l'eroe.

Come già detto nella sezione mwbt8mwbuaContatti con la civiltà micenea, Diomede era venerato ad Ancona sin da prima della fondazione siracusana e il suo culto era stato poi rivitalizzato da Dionisio il Grande, per fornire una base culturale e religiosa alla sua azione colonizzatrice in Adriaticocite-ref-h-16-1[10]. Molti storici pensano che la stessa cosa sia avvenuta per il culto di Afrodite, giunto in Adriatico ad opera dei più antichi navigatori greci (mwbuucnidi e mwbuycorinzicite-ref-120[N 18]) e poi incentivato durante la colonizzazione siracusana. Una testimonianza del culto di Afrodite ad Ancona prima dell'arrivo dei siracusani sarebbe l'mwbusambra Morgan (V secolo a.C.) raffigurante la dea insieme ad mwbuwAdonecite-ref-121[103], trovata nella zona anconitana e di cui si parla dettagliatamente nella sezione mwbvemwbviTarda Età Classica - prima Età Ellenistica.

Il mito adriatico di Diomede, oltre che intrecciarsi con la figura di Afrodite, è collegato anche con i mwbvqDioscuri. Sia i figli di Zeus, sia Diomede sono infatti legati all'addomesticamento del cavallo: i Dioscuri sono spesso raffigurati a fianco dei cavalli bianchi donati loro da mwbvuPoseidone, Kástōr era domatore di cavalli e Diomede aveva l'mwbvyepiteto di mwbvcdomator-di-cavalli. Inoltre, secondo il mito, i divini gemelli e Diomede sono legati da una comune mwbvgapoteosi nelle mwbvkIsole Tremiticite-ref-122[104].

Il legame tra Afrodite e i Dioscuri, infine, è segnato dalla protezione esercitata nei confronti dei naviganti: Afrodite aveva l'mwbv8epiclesi di "euplea", ossia "della buona navigazione", e i Dioscuri erano invocati dai Greci durante le tempeste, perché ritenuti protettori dei marinai in pericolo.

Bastano i versi di mwbweOrazio ad illustrare nel modo più efficace il ruolo di protettori dei naviganti condiviso da Afrodite e dai divini gemelli:

(latino)

«Sic te diva potens Cypri,

sic fratres Helenae, lucida sidera,

ventorumque regat pater

obstrictis aliis praeter Iapyga,

navis [...]»

(italiano)

«Ti guidino la dea potente di Cipro, e i fratelli di Elena, astri splendenti, e il padre dei venti, frenandoli tutti tranne lo Iàpige, o nave [...]

»

(Orazio, Odi, I, 3, 1-5)

Attività economiche

Navigazione

Le principali attività economiche della colonia, naturalmente, erano legate al porto ed alla navigazione, che erano stati i motivi della sua fondazione. Le rotte più battute dai navigatori anconitani e da coloro che arrivavano nel porto dorico sono note soprattutto per l'età ellenistica, meglio documentata archeologicamente: erano quelle dirette verso i centri del Mediterraneo orientale e della Magna Grecia. In particolare i centri più frequentati erano: mwbxiAlessandria d'Egitto, mwbxmDelo, mwbxqRodi, mwbxuCorfù, mwbxyBisanzio, mwbxcTaranto ed mwbxgEracleacite-ref-z-69-1[60].

Artigianato

Le testimonianze archeologiche di età ellenistica (descritte nella sezione mwbx8mwbyaMedia e tarda Età Ellenistica) ci permettono di formulare delle ipotesi su alcune tipologie di artigianato presenti nella colonia: tintura di stoffe di lana, scultura del marmo per la realizzazione di stele, produzione di oggetti di prestigio per l'ornamento del corpo e per il banchettocite-ref-124[105].

Agricoltura e pesca

Strabone, nel passo riportato all'inizio della sezione mwbycmwbygLa fondazione siracusana, ci informa delle principali colture praticate nel territorio della colonia di Ankón, che era «σφόδρα εὔοινος καὶ εὐπυροφόρος» (mwbyksfòdra éuoinos kai eupyrofόros)cite-ref-125[N 20].

L'aggettivo εὔοινος (mwby8éuoinos), che è riferito ad Ankón, significa "[produttrice] di vino buono" e il termine σφόδρα (mwbzasfòdra) significa "in abbondanza"; le campagne di Ankón, dunque, producevano in abbondanza vino buono. Il termine εὔοινος (mwbzeéuoinos) è riferito da Strabone (XIV, 1, 15) anche alle isole di mwbziChio, mwbzmLesbo e mwbzqCoo, tra le quali Lesbo era terra di produzione dei mwbzuvini mwbzyPramnio e Onfacite, proverbialmente noti per la loro finissima qualità e per le proprietà curativecite-ref-126[106]. Sempre il termine εὔοινος (mwbzséuoinos) è riferito dallo stesso scrittore anche alle terre che si affacciano sul lago di Marea, specchio d'acqua salmastra a sud di Alessandria d'Egitto, dove si produceva il vino Mareotico, noto per essere amato da mwbzwCleopatracite-ref-127[107].

L'aggettivo εὐπυροφόρος (mwbaieupyrofόros) significa invece "produttrice di grano buono" (anch'esso σφόδρα, "in abbondanza"), fatto particolarmente apprezzato dai Greci della madrepatria, che importavano questo cereale in grandi quantità, data l'insufficiente produzione locale.

Si può ipotizzare anche la coltura dell'olivo, per la produzione di olive e di olio per la mensa e per l'illuminazione. L'olivicoltura è deducibile dalle precedenti usanze agricole picene e dalle successive romane, oltre che dalle possibilità offerte dal clima.

Sempre in via ipotetica, potrebbe essere stata praticata la pesca, che alcuni studiosi citano tra le attività presenti in base alla testimonianza di Giovenale, che nel passo riportato all'inizio della sezione mwbaumwbayIl tempio di Afrodite menziona la pesca di un rombo di straordinaria mole; la presenza del porto e le precedenti attività picene suffragano l'ipotesicite-ref-128[108].

Industria della porpora

(latino)

«Stat fucare colus nec Sidone vilior Ancon

murice nec Libyco»

(italiano)

«Sta Ancona non seconda a Sidone, né alla porpora libica, nel tingere la lana»

(Silio Italico, Le guerre puniche, VIII, 436-437)

Come testimonia mwbbiSilio Italico nei versi riportati sopra, ad Ancona era attiva un'industria della mwbbmporpora che poteva competere con quelle famose di mwbbqSidone e della mwbbuLibia. Come è noto, tale industria era basata sulla difficile lavorazione del mwbbymurice, e produceva un colorante assai prezioso e ricercato, che era alla base di traffici intensi. La preziosità del mwbbcrosso porpora era dovuta al fatto che questo colorante era l'unico rosso resistente ai lavaggi ed anche perché, per riuscire a tingere una sola veste, occorrevano migliaia di esemplari di murice: solo in pochi, quindi, potevano esibire in pubblico questo colore. Secondo un'interessante tradizione localecite-ref-129[109], in occasione dello scavo delle fondazioni dell'attuale palazzo del rettorato sarebbero state ritrovate ingenti quantità di murici, che danno supporto archeologico alla testimonianza scritta di Silio Italico.

L'industria fu attiva in città assai a lungo: nel VII sec. d.C. ancora si parla ancora della lana di Anconacite-ref-130[110]. Ancor oggi il murice si trova con abbondanza nel mare antistante la città (dove è chiamato mwbceragusa), ed è anche intensamente pescato a scopo alimentare.

Silio Italico scrive in realtà nel I secolo d.C., epoca in cui Ancona era già da quasi duecento anni una città romana. Alcuni autori, però, pensano che un'industria della porpora di così alta qualità non si sia potuta improvvisare e che possa quindi risalire all'epoca grecacite-ref-u-44-4[35].

Testimonianze archeologiche dalla necropoli e da altri siti

La mwbc4necropoli di Ankón del IV - I secolo a.C. si estendeva sulle pendici meridionali del mwbc8Monte Cappuccini e di mwbdamonte Cardeto, come provano i numerosi ritrovamenti che, dall'Ottocento in poi, sono avvenuti in zonacite-ref-131[N 21].

Tarda Età Classica - prima Età Ellenistica

Le testimonianze archeologiche del IV e del III secolo a.C. provenienti dalla necropoli sono più scarse rispetto a quelle dei secoli successivi.

Si segnalano i seguenti reperti.

Statuetta in ambra intagliata con Afrodite ed Adone.

Conosciuta internazionalmente con il nome di "Ambra Morgan", fu trovata a Falconara ed è ora conservata al mwbd0Metropolitan Museum di mwbd4New York. Risalente alla fine del 500 a.C. è ritenuta dagli archeologi la più bella ambra scolpita del Piceno e probabilmente d'Italia ed ornava l'arco di una mwbd8fibula.

Lekythos a figure rosse con Amimone insidiata da Poseidone.

Questa mwbemmwbeqlekythos è opera del mwbeupittore della phiale ed è datata al mwbey430 a.C. circa. Raffigura la fanciulla mwbecAmimone e il dio del mare mwbegPoseidone. È stata ritrovata in una zona imprecisata della città di Ancona e anch'essa è ora conservata al Metropolitan Museum di New Yorkcite-ref-132[111].

Media e tarda Età Ellenistica

Lungo l'asse stradale di via Matteotti - corso Amendola, fin dall'inizio del Novecento, sono state ritrovate occasionalmente numerose tombe del II e I secolo a.C., contenenti reperti ellenistici. Inoltre, tra il 1991 e il 1998, nel corso dei lavori di ristrutturazione della mwbfaCaserma Villarey, furono portate alla luce di più di quattrocento tombe della necropoli greca e romana, contenenti ricchi corredi testimonianti le intense relazioni di Ancona con la mwbfeMagna Grecia e il mwbfiMediterraneo orientale. Si può dunque dire che, durante il II e il I secolo a.C., i frequenti contatti con la Grecia rinverdivano continuamente l'origine dorica della città e contribuivano conservarne la grecità, nonostante la romanizzazione che procedeva velocemente in tutta la regione circostante, facendo di Ancona quasi un'mwbfmenclave culturale, punto di contatto tra mwbfqcultura greca, mwbfupicena e mwbfygallica.

La maggior parte delle tombe è costituita da lastre in mwbfgarenaria disposte a formare un rettangolo di mura ed un tetto a capanna. A volte le mura perimetrali sono invece in mwbfklaterizio. È documentata anche l'uso della cremazione, con le ceneri poste in urne cilindriche di piombo; gli oggetti posti accanto ad esse sono analoghi a quelli ritrovati nelle tombe costituite da lastre di arenaria.

Una parte della necropoli (sette tombe in tutto) è visitabile presso la Caserma Villarey, dove, al di sotto del parcheggio multipiano, è stata allestita un'area archeologica.

Si segnalano i seguenti reperti.

Stele funerarie, con scene figurate a rilievo ed iscrizione greca.

Le mwbgastele, la cui datazione varia dal II al I secolo a.C., sono preziose testimonianze del persistente uso della lingua mwbgegreca durante la fase di passaggio verso la romanizzazione. Le stele anconitane trovano somiglianze stringenti con quelle delle mwbgiIsole Cicladi e dell'mwbgmIsola di Delo, da cui alcuni esemplari provengono. Le iscrizioni ricordano il nome del defunto, o della defunta, (al mwbgqvocativo), il suo patronimico (al mwbgugenitivo), e infine l'estremo saluto: mwbgychrēste chaire (ΧΡΗΣΤΕ ΧΑΙΡΕ), ossia "O valoroso (buono, amorevole, prode, virtuoso, valoroso), addio!".

Sono esposte al mwbggMuseo nazionale delle Marche, nella mwbgksezione greco-ellenistica, tranne una, conservata al mwbgoMuseo della città.

Bassorilievo con suonatrice di mwbg0khitara danzante.

Il bassorilievo rappresenta una suonatrice di mwbhamwbhekithara, strumento a corde diffusissimo nell'antica Grecia, di cui si trovano spesso testimonianze nella mitologia. La suonatrice si muove con passo di danza e indossa un mwbhipeplo con mwbhmmwbhqapoptygma ed mwbhumwbhyhimation, elegantemente fluttuanti per l'incedere della danza. Particolare è la chioma, raccolta in una vaporosa coda vista di prospetto, mentre il corpo è di profilo e il viso di tre quarti. La mwbhckhitara è portata di traverso, stretta sotto il braccio, e la suonatrice usa un mwbhgplettro a forma di pesce. Secondo alcuni studi, l'iconografia della figura può far supporre che rappresenti una mwbhkmusa.


Le sfingi.

Agli inizi del Novecento sono state rinvenute due statue di mwbiasfingi, mostruosi esseri alati, metà donne e metà fiere, che originariamente erano collocate agli angoli dei recinti funerari, a guardia delle tombe. Oggi sono poste quasi come guardiane all'ingresso della mwbiesezione ellenistica del Museo Archeologico Nazionale. Una delle due statue stringe tra le zampe una testa decapitata. Sono risalenti al II - I secolo a.C. e sono scolpite in calcare del Cònero, cosa che mostra la loro origine locale.

In tutta la costa adriatica italiana esistono esemplari simili solo in Veneto. Sia gli esemplari anconitani, sia quelli veneti derivano da prototipi orientali e sono dunque testimonianza delle relazioni intense con l'Oriente mediterraneo.

Statue di Afrodite .

Nell'immediato dopoguerra furono ritrovate, in un pozzo di Piazza del Comune (piazza B. Stracca), tre statue alte circa 50mwbiy cm. e rappresentanti Afrodite, risalenti alla fine del II secolo a.C. o all'inizio del secolo successivo. Sono di marmo bianco, mancano della testa e una delle tre è del tipo "Tiepolo". Sono un'ulteriore testimonianza del culto di Afrodite in cittàcite-ref-133[112].

L'ipotesi riduzionista

Nei primi anni del XXI secolo, finalmente fu effettuato uno studio complessivo sulla necropoli anconitana del IV-I secolo a.C., che ha prodotto alcune pubblicazioni, fondamentali per conoscere le caratteristiche e le usanze della popolazione dell'epoca. Lo studio permette di ricostruire anche gli intensi contatti di Ancona con l'oriente mediterraneocite-ref-v-134-0[113]. L'autore di queste ricerche è stato lodato per la sua ricerca approfondita e dettagliata, ed anche per l'accento posto sulla multiculturalità dell'Ancona greca, descritta nei capitoli mwbmymwbmcMultietnicità e mwbmgmwbmkI rapporti con i Galli Sènoni e con i Picenicite-ref-s-135-0[114].

Nelle sue conclusioni, l'autore dello studio sostiene che la colonizzazione siracusana di Ancona sia stato un evento effimero e di scarse conseguenze. Egli, infatti, nega la relazione tra le ricche testimonianze greche del II e del I secolo a.C. restituite dagli scavi e la fondazione siracusana del IV secolo a.C. Interpreta invece questi dati archeologici come espressione del desiderio di una classe dominante, essenzialmente di cultura italica, di rivendicare una specificità culturale greca. Lo studioso interpreta tutta una serie di dati archeologici come espressione della volontà degli anconitani di ellenizzare le proprie usanze: l'uso del mwbm8greco nelle mwbnastele funerarie, l'emissione di una moneta con legenda in greco ed infine la presenza nella necropoli di una messe di reperti che testimoniano intensi contatti con il mondo greco, che, a dire dello stesso studioso, non trova confronto in altre città al di fuori della mwbneMagna Grecia.

Nei suoi testi, lo studioso nota la scarsità di testimonianze archeologiche relative al IV e III secolo ed evidenzia gli influssi romani nei corredi funerari e nelle mwbnmstele del II e I secolo a.C.; ad esempio, nel bassorilievo di una stele, un uomo indossa una mwbnqtoga, ed alcuni nomi scritti in greco sono etimologicamente italici. Partendo da questi dati, egli parla della grecità di Ancona come di "un caso di tradizione inventata" e descrive l'Ancona del II e I secolo a.C. come una città di cultura fondamentalmente italica, con una componente greca che viene enfatizzata a scopo politico nel periodo in cui la potenza romana si sta affermando nel versante adriatico. La fondazione siracusana viene perciò descritta come un fenomeno "appannato e poco convincente"cite-ref-v-134-1[113].

Critiche all'ipotesi riduzionista

La posizione riduzionista è legata alla necessità, condivisa da tutti gli studiosi, di superare le tante incertezze relative alla fase greca di Ancona, descritte nei capitoli precedenti. Cionondimeno l'ipotesi è stata anche criticata per la sua unilateralità e per la posizione eccessivamente scettica e pessimistica nei confronti della grecità anconitana; inoltre viene rilevata la mancanza di cautela nel trarre conclusioni che smentiscono la tradizione secolare rappresentata mwbnsin primis da Strabone, Pseudo-Scilace, Catullo e Giovenale. Uno studioso, inoltre, critica l'ipotesi riduzionista ricordando che l'mwbnwmwbn0onus probandi incumbit ei qui dicit (è compito di chi accusa portare le prove delle proprie affermazioni), e nota appunto la mancanza di prove positive a sostegno di essacite-ref-136[115].

Chi critica le posizioni dello studioso, spiega la scarsità dei reperti del IV e III secolo a.C. in modi più semplici: cancellazione delle testimonianze a causa dello sviluppo urbano antico, ricerche archeologiche non sistematiche e legate solo all'occasionalitàcite-ref-137[116], localizzazione sul Montagnolo della colonia o anche perché alcuni reperti significativi sono finiti in musei estericite-ref-138[N 22]. Già gli studiosi del XX secolo spiegavano la scarsità di testimonianze del IV e della prima parte del III secolo a.C. ipotizzando la perdita della parte della necropoli situata nei pressi della zona della costa alta, a causa di franecite-ref-139[117]. Anche gli influssi romani nei corredi funerari e nelle stele del II e nel I secolo a.C. sono spiegabili in altro modo, ossia pensando alla localizzazione di Ankón, che in quel periodo era circondata completamente da territori romanizzati o in corso di rapida romanizzazionecite-ref-s-135-1[114].

Inoltre, chi critica l'ipotesi riduzionista, ricorda che se nell'Ancona del II e I secolo esisteva davvero una tendenza ad enfatizzare la propria grecità, il fatto può essere spiegato più semplicemente come coscienza delle proprie origini, piuttosto che come esaltazione o invenzione di una tradizione inconsistentecite-ref-s-135-2[114]. Secondo i critici, in definitiva, l'ipotesi riduzionista non segue il metodo del mwbpgrasoio di Occam, perché non sceglie, tra più soluzioni possibili di un problema, quella più semplice. Oltretutto, per quanto riguarda la grecità linguistica di Ancona, si può notare come spesso i linguisti invochino la necessità dell'effettiva presenza etnica di un determinato popolo nel territorio in cui venga ampiamente utilizzata la sua lingua; afferma il prof. mwbpkFrancisco Villar che «le lingue non si spostano da sole, senza parlanti, da un luogo a un altro [...] può trattarsi in molti casi di gruppi relativamente poco numerosi che hanno potuto imporre la loro lingua a popolazioni numericamente superiori. Però la presenza, l'irruzione di parlanti di una lingua nuova è imprescindibile»cite-ref-140[118].

Infine, l'ipotesi riduzionista è criticata anche perché è molto difficile interpretare la straordinaria quantità di oggetti ellenistici rinvenuti ad Ancona come acquisizioni dettate da una volontà di ostentare una grecità effimera; più semplicemente questa caratteristica può essere considerata il riflesso di una società a prevalenza greca, nella quale il gruppo dei fondatori greco-siracusani convive con abitanti di origine italica, data la particolare posizione geografica di Ankón, così lontana da altre colonie greche e circondata da popolazioni italiche che ne influenzano le usanze. D'altronde, se la grecità di Ancona fosse frutto solo di ostentazione, sarebbe difficile spiegare il fatto che Roma abbia sempre considerato la mwbp8civitas foederata anconitana una città grecacite-ref-141[119].

Celebrazione dei 2400 anni dalla fondazione

Nel 2013 si sono celebrati i 2400 anni dalla fondazione greca di Ancona con una serie di iniziative, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica. Il quattro maggio (festa del patrono mwbqoSan Ciriaco) il gruppo di mwbqsrievocazione storica "Simmachia Ellenon" ha celebrato il rito di fondazione della colonia greca secondo l'antico ritualecite-ref-142[120], che iniziava accendendo un fuoco da quello sacro che ardeva perennemente davanti all'altare di mwbraEstia, nel mwbrepritaneo della madrepatria (in questo caso l'antica mwbriSiracusa), conservandolo con ogni cura durante il viaggio indicato dall'mwbrmoracolo ed infine accendendo con esso il fuoco sacro della nuova città. Dopo l'accensione del fuoco i rievocatori hanno compiuto una mwbrqdanza pirrica e un mwbruduello rituale.

La rievocazione è stata seguita da un concerto di tutte le corali cittadine, riunite in un gruppo di novanta elementi, e da una festa aperta alla cittadinanzacite-ref-143[121]. Anche mwbrspapa Francesco ha rivolto alla città un augurio e una benedizione particolare per l'importante anniversariocite-ref-144[122].

Inoltre, sino alla fine del 2013 si sono tenute conferenze dedicate alla grecità di Anconacite-ref-145[123] e nel giro di due anni sono stati pubblicati gli ultimi studi sull'argomentocite-ref-146[124].

Il Comune ha organizzato infine una serie di visite guidate volte a favorire la conoscenza delle testimonianze archeologiche risalenti al periodo greco di Ancona. Nell'occasione, finalmente la cittadinanza ha avuto accesso a luoghi fondamentali per capire la mwbsostoria antica della città e che erano chiusi al pubblico da decenni o non erano mai stati regolarmente aperti:

• la panoramica terrazza del mwbs0Museo archeologico, da cui si è potuta ammirare la morfologia della costa che è all'origine del nome Ankón;
• la zona archeologica del mwbs8tempio di Afrodite, situata sotto alla pavimentazione del mwbtaDuomo,
• la zona archeologica situata dietro alla caserma Villarey, dove sono visibili alcune tombe dell'epoca ellenistica.

I tre luoghi sono stati chiusi nuovamente al termine delle celebrazionicite-ref-147[125].

Alcuni momenti della rievocazione del 4 maggio 2013

Ancona greca nella letteratura

L'mwbwyumanista mwbwcGiovanni Antonio Campano scrisse l'epigramma latino mwbwgDe Ancona, dedicato ad Ancona greca, in cui chiede al lettore di non meravigliarsi se dopo la mwbwkcaduta di Costantinopoli i Greci si rifugiarono in Ancona. Secondo l'autorecite-ref-148[N 23], i mwbw4Pelasgi, antichissimi abitanti della regione storica greca della mwbw8Tessaglia (come indica l'espressione "fiero tessalo"), furono i primi fondatori di Ancona, dove introdussero l'addomesticamento del cavallo.

(latino)

«Quae nunc Hadriaci custos sum littoris Ancon,

olim si nescis Dorica terra fui.

Finibus eiecti patriis regnoque Pelasgi

haec quae nunc spectas moenia condiderant.

Nec me Graiorum turpe est insignibus uti:

armavit primos Thessalus acer equos.

Ergo mirari Danaos huc ire fugatos

desine: nam hic vetus est hospitium Danais.»

(italiano)

«Io Ancona che ora sono custode dell'Adriatico mare,

una tempo, se non lo sai, fui dorica terra.

I Pelasgi cacciati dai confini e dal regno patrio

queste mura che vedi edificarono.

Né mi torna a disonore il servirmi delle insegne dei Greci:

il fiero tessalo armò i primi cavalli.

Cessa dunque di meravigliarti che i Danai fuggitivi qui vengano,

poiché questo è per i Danai luogo di antica ospitalità.»

(Giovanni Antonio Campano, Carmina, III, 28cite-ref-149[126])

Il periodo greco di Ancona è rievocato anche in alcuni romanzi. Se ne segnalano due:

• mwbyqAnarchici e siluri, della scrittrice mwbyuJoyce Lussu

In questo romanzo si immagina che il noto naturalista anconitano mwbycLuigi Paolucci narri la mwbygleggenda degli specchi ustori, che lega Ancona a Siracusa e al grande scienziato mwbykArchimedecite-ref-150[127]; secondo questa leggenda, gli specchi furono nascosti ad Ancona per non farli cadere nelle mani dei Romani dopo la conquista di Siracusa.

• mwbzamwbzeIl tiranno, mwbziromanzo storico dello storico e scrittore mwbzmValerio Massimo Manfredi.

Nel capitolo XXIX, Manfredi descrive la vita animata di Ankón, immaginata come luogo in cui arriva mwbzuFilisto, fiduciario di mwbzyDionisio il Grande, proveniente da Adria. In particolare, si parla del porto, dell'acropoli con il tempio che si affaccia sul mare, dei Celti stanziati nei dintorni della mwbzcpolis. Si descrive inoltre l'mwbzgagorà gremita di Greci delle metropoli e delle colonie, di mercenari celti che aspettavano di essere reclutati, ma anche di Piceni, Etruschi ed Umbri. Quando arrivò nell'agorà di Ankón, «Filisto si sentì rinascere: finalmente respirava di nuovo l'atmosfera di una mwbzkpolis, anche se un po' meticcia»cite-ref-151[128].

Note

Note esplicative

cite-note-c-1N 1. La data di fondazione di Ancona è determinata in relazione ai seguenti eventi: mwb0cmwb0gperiodo in cui Dionisio il Grande fu tiranno di Siracusa (dal 405 al 367 a.C.); mwb0kdata di fondazione della colonia di Lissos, considerata l'inizio della colonizzazione siracusana dell'Adriatico: mwb0oDiodoro Siculo (mwb0smwb0wBibliotheca historica, XV, 13, 4) la dice fondata "non molti anni prima" di Pharos (cioè del 385 a.C.); mwb00data di fondazione della colonia pario-siracusana di Pharos, sull'isola di Lesina (385 a.C.); mwb04alleanza tra Dionisio e i Galli (387/386 a.C.), premessa per le colonie adriatiche; mwb08esilio dei seguaci di Filisto e Leptine (386-385 a.C.), secondo alcuni da identificare con coloro che «fuggivano la tirannide di Dionisio» ricordati da Strabone. Per questa datazione, si veda mwb1amwb1eAntonelli 2003,mwb1i pp. 72-73.
cite-note-2N 2. Solo mwb1yAdrìa, nell'Adriatico settentrionale e mwb1cTanais, nel mwb1gMar d'Azov avevano una posizione più isolata. Per quanto riguarda la latitudine, solo le colonie greche del Mar Nero e, ancora una volta, Adrìa avevano una posizione più settentrionale rispetto ad Ankón. Le colonie greche francesi avevano invece una latitudine più o meno simile a quella di Ankón. Esse erano: mwb1oNikaia (Nizza), mwb1sMassalia (Marsiglia), mwb1wAgathe Tyche (Agde), mwb10Olbia (Hyères), mwb14Monoikos (Monaco), mwb18Antipolis (Antibes) Tauroention (Le Brusc).
cite-note-6N 3. Sostantivo maschile della mwb2qprima declinazione con il tema in -α impuro lungo, che al nominativo singolare sigmatico si muta in η: mwb2uἈγκωνίτης (mwb2yAnkōnítēs). Cfr. mwb2cmwb2gmwb2kmwb2oMicheli 2016,mwb2s p. 315 mwb2wmwb20mwb24Micheli-Santucci 2010,mwb28 p. 30 mwb3amwb3e(mwb3imwb3mEN) Herman Hansen Mogens, mwb3qmwb3uAn Inventory of Archaic and Classical Poleis, Oxford, OUP, 2005, p.mwb3y 1265, mwb3cISBNmwb3g 978-0-19-814099-3.
cite-note-71. mwb30Σαυνίτας, cioè Sanniti, è emendamento di mwb34Niebuhr; nei codici compare invece mwb38Δαυνίτας, ossia Dauni, ipercorrezione del testo originario operata dagli antichi copisti che non conoscevano i mwb4aSanniti, ma solo i mwb4eDauni. Si noti inoltre che con il termine mwb4iὈμβρικοὶ, cioè Umbri, qui si intendono genericamente i mwb4mpopoli italici diversi dai Sanniti. Si veda: mwb4qmwb4uColonna 1999,mwb4y p. 11, in mwb4cmwb4gPiceni popolo d'Europa.
cite-note-9N 5. Con il nome di "Pseudo Scilace" si indica l'autore che nel IV secolo a.C. rivide ed aggiornò il mwb4wPeriplo di Scilace, navigatore e geografo del VI sec. a.C.
cite-note-10N 6. Con il termine mwb5aὈμβρικοὶ, cioè Umbri, qui si intendono genericamente i mwb5epopoli italici diversi dai Sanniti. Si veda: mwb5imwb5mColonna 1999,mwb5q p. 11, in mwb5umwb5yPiceni popolo d'Europa.
cite-note-26N 7. Il fatto che la colonia siracusana sia sorta in un luogo ove sussisteva già un centro abitato è un fatto assodato già nelle pubblicazioni del dopoguerra (valga per tutti mwb5omwb5sNatalucci 1960,mwb5w p. 38); tutti gli ultimi studi, però, stranamente considerano la coscienza di ciò un'acquisizione recente.
cite-note-31N 8. In greco antico il suono della mwb6anasale velare "ṅ" è reso davanti alle lettere velari (in questo caso, mwb6ekappa) con una gamma; questa mwb6igamma nasale era in origine una particolarità ortografica dell'mwb6malfabeto ionico, che dal V sec. a.C. fu adottato ad Atene e da lì di diffuse in tutto il mondo greco. La radice mwb6uaṅk è presente anche nelle parole greche antiche mwb6yἄγκυρα (mwb6cánkyra, cioè "àncora"), mwb6gἄγκυσρον (mwb6kánkystron, cioè "amo da pesca"), mwb6oἀγκυλόω (mwb6sankylóo, ossia "curvare") ed altre.
cite-note-352. Per l'affermazione di Plinio della fondazione di Ancona da parte dei Siculi, si veda il riquadro di approfondimento mwb68Plinio il vecchio e la fondazione sicula di Ancona.
cite-note-73N 10. Precisamente a Nikostratos, figlio di Zotikos.
cite-note-79N 11. Secondo Livio (mwb7yPeriochae, XI) alla conclusione della Terza guerra sannitica nel 290 a.C., mentre secondo mwb7cPolibio (mwb7gmwb7kStorie, II, 19, 12) dopo la mwb7osconfitta di Arezzo e la sua riconquista nel 284 a.C.
cite-note-833. Ossia Venere.
cite-note-87N 13. Il nome greco mwb8eἈγκών è infatti della mwb8iterza declinazione e del gruppo dei mwb8msostantivi con tema in nasale; pertanto all'mwb8qaccusativo fa mwb8uἈγκῶνα.
cite-note-90N 14. All'inizio della sezione mwb8kmwb8oContatti con la civiltà micenea.
cite-note-91N 15. Sulla cima del colle, invece, nella scena della Colonna Traiana è raffigurato il tempio di Afrodite/di Venere.
cite-note-95N 16. La fonte orale di questa leggenda è riportata in vari libri di mwb9eSanzio Blasi. La leggenda è altrimenti localizzata nella zona dello scoglio del Trave, circa 8 chilometri più a sud.
cite-note-103N 17. In alcuni esemplari i raggi sono sette.
cite-note-120N 18. Il culto di Afrodite nella colonia corinzia di Durazzo è noto grazie alla testimonianza di Catullo, nello stesso carme in cui si ricorda il tempio di Ancona: mwb9gmwb9kRossignoli 2004,mwb9o p. 15.
cite-note-1234. La "dea potente di Cipro" è Venere/Afrodite, mentre i "fratelli di mwb94Elena" sono i Dioscuri.
cite-note-125N 20. Si confronti con mwb-iOmero (mwb-mmwb-qOdissea, XV, 406), dove l'isola di Siria (i.e. mwb-uSira) sotto Ortigia (antico nome di mwb-yDelo) è detta «οἰνοπληθὴς πολύπυρος», "ricca di vino e di grano".
cite-note-131N 21. Questo capitolo è un riassunto della voce mwb-omwb-sScavi archeologici di Ankón, a cui si rimanda per i riferimenti bibliografici generali.
cite-note-138N 22. Per i reperti finiti in musei esteri, si veda la sezione mwb-8mwb-aTarda Età Classica - prima Età Ellenistica
cite-note-148N 23. Che si rifà a Diodoro Siculo (mwb-qBibliotheca historica, XIV, 113, 2) e a Silio Italico (mwb-uLe guerre puniche, VIII, 443).

Riferimenti bibliografici

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cite-note-4132. La fonte principale di questo capitolo è: mwcxwmwcx0Braccesi 2001. L'autore riassume a p. 81-82 le due ipotesi contrapposte ed espone la terza, di sintesi.
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cite-note-6859. Così per tutti mwcromwcrsBraccesi 1977,mwcrw p. 247: mwcr4 mwcr8«In seguito al tramonto della potenza dei tiranni di Siracusa, i centri di Adria e di Ancona, non più sorretti dalle rilevanti reti di rapporti commerciali con la metropoli, dovettero infatti decadere assai rapidamente» Ma in mwcsamwcseBraccesi 2000,mwcsi p. 9cite-ref-p-67-0[58], e in mwcscmwcsgBraccesi 2001,mwcsk mwcsoSupplemento alla sua stessa opera del 1977, la visione è completamente cambiata, in seguito ai nuovi ritrovamenti archeologici.
cite-note-z-6960. mwctamwctePer Bisanzio: Fabio Colivicchi, scheda 17, in mwctimwctmDe Marinis 2005; mwctqPer Corfù: mwctumwctyBacchielli 1996,mwctc p. 50; mwctgPer Taranto, Eraclea, Delo, Rodi e Alessandria d'Egitto: mwctkmwctoLuni 2004,mwcts p. 43; mwctwPer Taranto ed Eraclea: mwct0mwct4Luni 2000.
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cite-note-7263. Si tratta di Calliteles di Hierokles e Xenotimos di Ereunos. Si veda mwcvimwcvmAtti del Convegno di studi sulla Magna Grecia, 44, parte 1, Arte tipografica, 2005, p.mwcvq 272.
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cite-note-7565. Per tutto questo paragrafo: mwcwamwcwemwcwimwcwmMicheli-Santucci 2010; mwcwqmwcwumwcwyManganaro 2003,mwcwc pp. 134-138. Per il ruolo del mwcwgpròxenos: citereftreccani-prossenia-enciclopedia-italianaMassimo Pallottino, mwcwkmwcwoProssenia, in mwcwsmwcwwEnciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935. mwcw0URL consultato il 13 luglio 2018. Per il ruolo del mwcw8theorodòkos: mwcxaEmanuele Greco, mwcxemwcxiLe Olimpiadi tra antico e moderno, in mwcxmCiviltà del Mediterraneo, Guida Editori, 2004, p.mwcxq 44.
cite-note-7666. Livio, mwcxgAb Urbe condita, X, 10, 12: «Romae terrorem praebuit fama Gallici tumultus ad bellum Etruscum adiecti: eo minus cunctanter foedus ictum cum Picenti populo est», "La fama del tumulto dei Galli aggiunto alla guerra contro gli Etruschi sparse il terrore a Roma: tanto meno s'indugiò a stringere un accordo col popolo dei Piceni".
cite-note-r-7767. Lo status di "civitas foederata" per Ancona è solo un'ipotesi storiografica ed è datato variamente dal 298 (alleanza con Roma durante la terza guerra sannitica), al 295 a.C. (fine della terza guerra sannitica), al 268 a.C. (fine della guerra picentina) o al 218 - 202 a.C. (seconda guerra punica). Per le varie ipotesi si veda: mwcyimwcymGaia Pignocchi, mwcyqL'abitato preromano ed ellenistico-romano di Ancona tra il colle Guasco e il colle dei Cappuccini, in: mwcyumwcyyAncona greca e romana e il suo porto 2015,mwcyg pp. 159-177 e in particolare p. 160; mwcykRoberto Rossi, mwcyoLa monetazione di Ankon: indizi per una nuova cronologia, in: mwcysmwcywAncona greca e romana e il suo porto 2015,mwcy4 pp. 83-92 e in particolare p. 84, nota 8 mwcy8Per l'ipotesi del patto di alleanza in seguito alla guerra picentina: Elio Lodolini, mwczaCenni storici, in mwczeConoscere l'Italia, volume mwcziMarche, Istituto Geografico De Agostini Novara, 1982 (pagina 17).
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cite-note-8170. mwc0mTito Livio, mwc0qmwc0uAb Urbe condita libri, XIL, 1 2. Traduzione: si veda mwc0ymwc0cmwc0gLa Storia Romana di Tito Livio recata in Italiano da J. Nardi, aggiunti i supplementi..., vol.mwc0k 7. Riassunto delle guerre istriane: si veda mwc0s(mwc0wmwc00HR) mwc04mwc08Histarski ratovi, su mwc1aistrapedia.hr.
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cite-note-8674. Invece in prosa Pomponio Mela (mwc2sDe chorographia, II, 4, 64: «A Pado ad Anconam») usa l'accusativo regolare.
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cite-note-9378. Per il dibattito sul tempio di Diomede, si veda: Sergio Sconocchia, mwc5cAncona greca nelle fonti antiche, in mwc5gmwc5kAncona greca e romana e il suo porto 2015,mwc5s pp. 21-45.
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cite-note-9680. Questa ipotesi è sostenuta da autori che scrivono nella seconda metà del XX secolo, ma anche da autori che scrivono dopo il 2000: mwc6ymwc6cmwc6gmwc6kAlfieri 1938,mwc6o p. 18 mwc6smwc6wM. Moretti, mwc60Ancona, in mwc64Italia romana: Municipi e colonie, Roma, 1945, p.mwc68 42. mwc7aSergio Sconocchia, mwc7eAncona greca nelle fonti antiche, in mwc7imwc7mAncona greca e romana e il suo porto 2015,mwc7u pp. 21-45.
cite-note-9781. Anche questa ipotesi è presente sia in testi datati, sia in testi più recenti: mwc7kmwc7omwc7sGiovanni Annibaldi, mwc7wL'architettura dell'antichità nelle Marche, in mwc701965, Roma, Atti dell'XI Congresso di Storia dell'architettura (1959), p.mwc74 52. mwc78mwc8amwc8eColivicchi 2002
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cite-note-10286. Al 2009 ne rimanevano 69 esemplari conosciuti; per questo dato, per la descrizione e per tutte le tesi formulate nel tempo sulla monetazione greca di Ancona, si veda: mwc-aMarco Dubbini e Giancarlo Mancinelli, mwc-eLa monetazione del III secolo a.C., in mwc-iStoria delle monete di Ancona, Ancona, Il lavoro editoriale, 2009, pp.mwc-m 13-24, tabella 1, mwc-qISBNmwc-u 978-88-7663-451-2.
cite-note-10487. È la datazione bassa proposta da mwc-omwc-sAsolati 1998,mwc-w pp. 144-145, che ipotizza un'emissione bellica in relazione alla mwc-0Prima guerra macedonica.
cite-note-10588. Così, con valore pondometrico, mwc-emwc-iAsolati 1998,mwc-m pp. 144-145.
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cite-note-137116. Per la difficoltà di ritrovare resti antichi all'interno del perimetro della città medievale (Ancona è una città che ha avuto continuità di vita sempre nella stessa area) e per le scoperte archeologiche dovute solo a lavori edilizi occasionali e non a ricerche sistematiche, si veda: mwdo4mwdo8mwdpamwdpeLuni 2003,mwdpi p. 51.
cite-note-139117. Alcune tombe sono state infatti ritrovati nei pressi delle rupi, nella zona della Batteria di San Giuseppe, nel mwdpyParco del Cardeto, in una zona cioè soggetta a smottamenti regolari del terreno che causano un arretramento del ciglio delle rupi calcolabile in un centimetro all'anno circa. Vedi mwdpcmwdpgNatalucci 1960,mwdpk p. 52.
cite-note-140118. mwdp0Francisco Villar, mwdp4Dialettologia o storia dell'indoeuropeizzazione, in mwdp8Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, collana mwdqaStorica paperbacks, traduzione di Donatella Siviero, Bologna, Il Mulino, 2008, p.mwdqe 621, mwdqiISBNmwdqm 978-88-15-12706-8.
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cite-note-145123. mwdsgmwdsk27 marzo 2013: mwdsomwdssmwdswmwds0Al museo per i 2400 anni della fondazione greca di Ancona. Tavola rotonda con la Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche, a cura dell'Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti. Interventi di Mario Pagano, Gabriele Baldelli, Nicoletta Frapiccini, Maurizio Landolfi, Nora Lucentini, Mario Luni, Gianfranco Paci, Sergio Sconocchia. mwds411 aprile 2013: mwds8mwdtamwdtemwdtiAncona 2400 anni: cosa dice l'archeologia? mwdtm(archiviato dall'mwdtqurl originale il 25 marzo 2020). Relatrice la prof.ssa Stefania Sebastiani. mwdtu28 giugno 2013: mwdtymwdtcmwdtgmwdtkIncontro con la grande Storia (mwdtomwdtsJPG). Prof. Luciano Canfora (mwdtwLa democrazia ateniese) - coordina il dott. Sergio Sparapani - introduce il prof. Giorgio Petetti (mwdt0La fondazione di Ancona).
cite-note-146124. mwduemwduiAncona greca e romana e il suo porto 2015.
cite-note-147125. Organizzazione: dott. Sergio Sparapani (Settore Beni e Attività Culturali del Comune di Ancona); consulenza: Giorgio Petetti. Si veda: mwducmwdugmwdukmwduoPercorsi alla scoperta di Ancona (mwdusmwduwPDF). (pieghevole dell'iniziativa) e mwdu0mwdu4mwdu8mwdvaPer i 2400 anni dalla fondazione (mwdvemwdviPDF). (sito della Regione Marche).
cite-note-149126. L'epigramma, composto in quattro mwdvydistici elegiaci, fu pubblicato postumo nel 1495 a Roma da Euchario Silber nell'opera omnia dell'autore (mwdvcElegiarum Epigrammatumque liber III, c. Cmwdvg5mwdvkr). Qui è riportato nel testo latino stabilito in: mwdvoJo. Antonius Campanus, mwdvsmwdvwEpistolae et Poemata, una cum Vita auctoris, recensuit mwdv0Jo. Burchardus Menckenius, Lipsiae, apud Jo. Fridericum Gleditsch, 1707, p.mwdv4 105 dei mwdv8Carmina.
cite-note-150127. mwdwmmwdwqJoyce Lussu, mwdwuSherlock Holmes, anarchici e siluri, Robin Edizioni IT, 2000, pp.mwdwy 95-96, mwdwcISBNmwdwg 9788886312561.
cite-note-151128. mwdw0Valerio Massimo Manfredi, mwdw4mwdw8Il tiranno, Milano, Mondadori, 2003, p.mwdxa 387, mwdxeISBNmwdxi 88-04-51814-6.

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• citerefbraccesi-2001Lorenzo Braccesi, Hellenikòs kolpos: supplemento a «Grecità adriatica», con la collaborazione di Benedetta Rossignoli, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2001, ISBN 88-8265-153-3.
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• citerefnatalucci-1960Mario Natalucci, Ancon Dorica, in Ancona attraverso i secoli, volume I - Dalle origini alla fine del Quattrocento, Città di Castello, Unione arti grafiche, 1960.
• citerefpiceni-popolo-d-europaPiceni popolo d'Europa, Roma, De Luca, 1999, ISBN 978-88-8016-355-8. Relativamente ai seguenti contributi:

• citerefcoppola-1999Alessandra Coppola, Ancona e la presenza greca nel Piceno.
• citereflandolfi-1999Maurizio Landolfi, Continuità e discontinuità culturale nel Piceno del IV secolo.
• citerefcolonna-1999Giovanni Colonna, I popoli del medio Adriatico.
• citerefkruta-1999Venceslas Kruta, I Senoni nel Piceno.
• citerefluni-1999Mario Luni, Commerci greci nel Piceno.

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• citeref-ancona-greca-e-romana-e-il-suo-porto-2015Sergio Sconocchia, Mario Luni, Fabio Colivicchi, Francesco Prontera, Roberto Rossi, Monica Salvini, Mario Veltri, Mario Pagano, Oscar Mei, Nicoletta Frapiccini, Gaia Pignocchi, Ancona greca e romana e il suo porto: contributi di studio, a cura di Flavia Emanuelli e Gianfranco Iacobone, Ancona, Italic (Accademia Marchigiana di Scienze, lettere ed arti), 2015, ISBN 978-88-6974-003-9.
• citerefsebastiani-1996Stefania Sebastiani, Ancona: forma e urbanistica, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1996, ISBN 978-88-7062-950-7.

Voci correlate